7 Settembre 2018

Furbetti del cartellino, oltre 5mila casi a Massa Carrara: 26 arresti

 

Circa 5mila assenze accertate e 2.600 ore di lavoro passate in realtà a fare la spesa o andare in chiesa. Sono le cifre emerse nel corso di un’inchiesta sui dipendenti pubblici della Provincia e del Genio civile di Massa Carrara. Le indagini, condotte da procura e carabinieri di Massa, hanno portato all’esecuzione di 26 arresti ai domiciliari e 3 divieti di dimora nella provincia. Complessivamente gli indagati sono 70.
Due anni di indagini

L’inchiesta è partita due anni fa dopo la segnalazione di un dipendente a un carabiniere sul doppio lavoro di un collega. L’indagine ha scoperto che non si trattava di un caso isolato ma di un malcostume molto diffuso. I “furbetti del cartellino” lasciavano l’ufficio durante l’orario di lavoro per andare a fare la spesa, accompagnare i figli a scuola, partecipare a messe e funerali e in due casi (entrambi dipendenti provinciali) per svolgere un altro lavoro: uno degli arrestati avrebbe aiutato la moglie nella tabaccheria di famiglia; un altro nel bar (sempre di proprietà) a pochi passi dal palazzo della Provincia. Le auto di servizio venivano usate per spostamenti privati e commissioni di ogni genere. Gli espedienti utilizzati erano diversi. Gli incarichi realmente commissionati dagli enti, anche fuori provincia, come sopralluoghi e riunioni, duravano sempre molte ore più del tempo effettivamente trascorso in missione. Oppure i dipendenti coinvolti timbravano il cartellino per uscire a prendere un caffè, rimanevano nei paraggi pochi minuti e timbravano nuovamente fingendo di essere tornati in ufficio mentre in realtà uscivano ancora, anche passando da porte secondarie.
“Dipendenti senza ritegno”

Nel corso dell’inchiesta ci sarebbe stata una fuga di notizie. Dopo un anno di indagini alcuni dipendenti (quelli non raggiunti da misure cautelari) avrebbe interrotto le assenze perché sarebbero venuti a sapere delle telecamere piazzate dai carabinieri negli uffici. Gli altri avrebbero invece reiterato il comportamento per quasi un altro anno. “Ci abbiamo messo quasi due anni per essere sicuri che questi dipendenti pubblici reiterassero il reato sistematicamente”, ha affermato il procuratore di Massa Aldo Giubilaro. “Sapevamo che si trattava di padri e madri di famiglia. Dovevamo essere sicuri che l’assentarsi dal posto di lavoro non fosse dovuto a motivi seri, personali e sporadici”. Sono state analizzati migliaia di filmati, incrociate immagini e testimonianze. “Oggi – afferma Giubilaro – posso dire che questi dipendenti pubblici non hanno avuto ritegno. Sono stati pagati per anni con i nostri soldi, quelli dei cittadini, sottraendo risorse al servizio pubblico ingiustamente. A fronte di questi soggetti abbiamo anche accertato la presenza, per fortuna, di lavoratori onesti, che pagheranno in termini di danno di immagine la condotta dei colleghi”. La procura ha annunciato che lunedì 10 settembre gli atti saranno passati alla Corte dei Conti per l’aspetto relativo al danno erariale.
Lorenzetti: “Fiducia nei magistrati”

Il presidente della Provincia di Massa Carrara, Gianni Lorenzetti, ha espresso “piena fiducia nell’operato della magistratura” e assicurato “collaborazione e trasparenza”. “Ciò che bisogna attendere al momento è l’accertamento delle responsabilità da parte dell’organo giudicante – continua Lorenzetti – per questo auspichiamo una rapida risoluzione dei fatti in questione”.
Codacons: “Licenziamento immediato”

Sulla questione interviene anche il Codacons secondo cui “se saranno accertati gli illeciti ipotizzati, i furbetti del cartellino dovranno risarcire i cittadini per i danni loro arrecati”. L’associazione chiede il “licenziamento immediato” dei dipendenti coinvolti e “l’avvio di azioni di recupero delle retribuzioni percepite negli anni”. Per il presidente Codacons, Carlo Rienzi, “si tratta di reati che, se confermati, avrebbero ripercussioni dirette per gli utenti. Il danno è duplice: da un lato i servizi resi dall’ente pubblico hanno subito un peggioramento, dall’altro vi è uno spreco di soldi pubblici in quanto i furbetti del cartellino hanno percepito stipendi senza lavorare”.

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