29 Giugno 2017

Furbetti del cartellino in Municipio a Piacenza, 50 dipendenti pubblici indagati

 

Piacenza – 29 giugno 2017 – Cinquanta dipendenti pubblici del Comune di Piacenza sono indagati a vario titolo con le accuse di falso, truffa e peculato: secondo la Procura della Repubblica le persone coinvolte nell’ inchiesta – le indagini sono condotte in coordinamento da Polizia municipale di Piacenza e Guardia di finanza – erano soliti timbrare il cartellino in ufficio pubblico per poi uscire a svolgere attività private. Secondo l’ Ansa: dei 50 indagati, 10 sono a piede libero, gli altri sottoposti a misura cautelare: uno agli arresti domiciliari, gli altri 39 sono stati fotosegnalati in caserma e poi sottoposti all’ obbligo di firma. piacenza-Palazzo-del-Collegio-dei-Mercanti La notizia è stata confermata dal capo della Procura della repubblica di Piacenza Salvatore Cappelleri e dal pm – Sostituto Procuratore Antonio Colonna. Ieri nella sede comunale di Palazzo Mercanti a Piacenza gli uomini delle Fiamme Gialle hanno acquisito documenti concordando le modalità con il Segretario generale e la dottoressa Laura Bossi, dirigente delle Risorse umane: “nessuna perquisizione”: precisa con una nota l’ Ufficio Stampa del Comune di Piacenza . “”La collaborazione che la Polizia Municipale e gli uffici interni hanno prestato all’ indagine, in ossequio all’ indirizzo politico sempre perseguito di tutela della legalità come bene pubblico, deve essere intesa anche come azione volta a salvaguardare coloro che ogni giorno lavorano con dedizione e scrupolo all’ interno dell’ Ente, sui quali non devono gravare le responsabilità di altri dipendenti non corretti Questa è una vicenda che sicuramente danneggia l’ immagine della città e il Comune, che già opera tra mille difficoltà, che avvilisce e fa sentire tutti quanti traditi”: commenta il sindaco uscente Paolo Dosi, ancora in carica prima del passaggio ufficiale di consegne con Patrizia Barbieri. “Fatto salvo che tutte le accuse dovranno essere provate e fatta quindi salva la presunzione di innocenza per ciascuno – prosegue Dosi parlando dell’ inchiesta in corso- non posso che biasimare il Assenteismo-Furbetti-del-cartellino comportamento di quei dipendenti che fossero venuti meno ai princìpi di etica e moralità pubblica per favorire situazioni personali. Quel che è successo viola non solo i regolamenti dell’ Ente, ma è offensivo nei confronti di tanti cittadini che non hanno un posto di lavoro o vivono una precaria situazione occupazionale”. “Auspico, nel rispetto dei tempi della Giustizia -conclude Dosi – che la prossima Amministrazione possa costituirsi parte civile negli eventuali processi che dovessero vedere coinvolti gli attuali indagati per il risarcimento quantomeno del danno d’ immagine arrecato all’ Ente. Auspico altresì che Magistratura e Forze dell’ Ordine, che ringrazio e alle quali abbiamo sempre offerto la massima collaborazione, possano chiudere nel più breve tempo possibile le indagini per arrivare a individuare con certezza i responsabili effettivi, perché il coinvolgimento di tanti dipendenti, indagati per reati gravi, può provocare il rischio di una vera e propria paralisi della macchina comunale. Confido che l’ organizzazione amministrativa di settori importanti e delicati dell’ Ente non debba soffrire ulteriori danni e i cittadini dover sopportare fannullone eventuali disservizi”. “L’ assenteismo sul lavoro è un fenomeno diffuso e non circoscritto solo agli uffici pubblici del sud Italia”: lo afferma il Codacons, commentando il caso dei 50 dipendenti del Comune di Piacenza indagati con le accuse di falso e truffa perché timbravano il cartellino in ufficio per poi uscire per andare in palestra o a fare la spesa. “E’ evidente come il fenomeno dei furbetti del cartellino sia incredibilmente diffuso, una pratica illecita divenuta oramai un malcostume, ma che produce danni immensi alla collettività – spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi – I dipendenti che si assentano dal lavoro per svolgere attività private, oltre a commettere reati, producono un danno economico ai cittadini, perché non erogano servizi e percepiscono indebitamente gli stipendi. Per tale motivo chiediamo ora licenziamenti nei confronti dei responsabili di illeciti e l’ avvio delle doverose azioni di recupero delle retribuzioni intascate dai lavoratori senza lavorare” – conclude il presidente Codacons.

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