20 Aprile 2016

Fuoriuscita di petrolio E Genova si arrabbia: «Anche l’ aria è tossica»

Fuoriuscita di petrolio E Genova si arrabbia: «Anche l’ aria è tossica»

«Ho sentito un botto e dalla finestra ho visto una marea nera che veniva giù nel torrente, poi sono risalito e c’ era uno zampillo alto dieci metri». Questo il racconto di uno dei testimoni che ha assistito domenica a Fegino, vicino a Genova, all’ esplosione del tubo della Iplom che ha fatto uscire 600 mila litri di petrolio nel rio Pianego e nei torrenti Polcevera e Fegino. Anche ieri sono proseguite le operazioni per impedire che il greggio fuoriuscito contamini il mare. È stata già segnalata una moria di pesci, mentre la Lipu ha lanciato l’ allarme per decine di uccelli. Almeno 14 squadre di operai muniti di autospurghi e idrovore si sono avvicendate. All’ opera anche numerosi vigili del fuoco e volontari. Il sindaco di Genova Marco Doria ha fatto il punto sul disastro ambientale: «Da subito il Comune di Genova ha chiesto di monitorare in diretta la qualità dell’ aria per poter assumere provvedimenti di salute pubblica, ma ad oggi non sono stati registrati sforamenti dei limiti dell’ inquinante idrogeno solforato previsti dalla legge». L’ intervento del primo cittadino è stato interrotto da un uomo che lo ha contestato dagli spalti urlandogli «vergogna». Le polemica nella zona, però, non si placano. Qualcuno dei residenti indossa mascherine. «Tutti ci dicono di non preoccuparci – ma è da domenica sera che la gente ha mal di testa perenne e mal di gola e con l’ arrivo del caldo l’ aria è diventata irrespirabile. Meno male che la scuola ha riaperto e i bambini sono al chiuso, di certo di lasciarli giocare fuori non se ne parla». Class action La Regione Liguria ha chiesto l’ intervento del capo del dipartimento nazionale della protezione civile, Fabrizio Curcio per fare un sopralluogo e una verifica dello stato della situazione dei luoghi di Genova colpiti dallo sversamento del petrolio. E mentre la procura indaga per disastro ambientale colposo, il Codacons ha lanciato una maxi azione risarcitoria collettiva. «Tutti i cittadini genovesi possono unirsi in una class action e chiedere il risarcimento per i danni prodotti all’ ambiente e per l’ inquinamento di suolo e acque del territorio provocato dallo sversamento» ha spiegato il presidente Carlo Rienzi. geologo Al vaglio degli inquirenti, intanto, c’ è tutta la documentazione che riguarda le concessioni e autorizzazioni per verificare che non vi siano state delle irregolarità. Sotto la lente degli investigatori anche uno smottamento di terra in prossimità della rottura del tubo. Con ogni probabilità la procura nominerà un geologo per stabilire se sia stata la frana a causare la rottura dell’ oleodotto o se lo smottamento sia avvenuto a causa della fuoriuscita di greggio. Gli inquirenti stanno vagliando anche i tempi di chiusura delle valvole per capire se si sia provveduto in tempo a bloccare l’ oleodotto o se vi sia una qualche responsabilità.
 

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