4 Agosto 2012

Fuori corso, l’ incubo delle tasse “Aumenti, ma non per fare cassa”

Fuori corso, l’ incubo delle tasse “Aumenti, ma non per fare cassa”

SONO poco meno di 9.300 gli studenti fuori corso dell’ Università di Genova. Per la precisione, 9.295. Questo il numero dei possibili “polli da spennare” liguri, per usare una definizione del Codacons, secondo cui il governo, con la sua spending review, mostra di avere questa opinione degli studenti fuori corso. Una percentuale, quella dei “ritardatari” liguri, decisamente al di sotto della media nazionale: 25,6% a fronte di un italico 33,6%. Anche per loro si prospetta il rischio di diventare carne da macello? “Dobbiamo ancora esaminare il provvedimento e vedere i margini di manovra. Sicuramente però il principio ispiratore che ci guiderà sarà quello di non penalizzare gli studenti fuori corso”. Il professor Pierluigi Chiassoni, delegato ai Rapporti con gli studenti, cerca di allontanare il sospetto che anche l’ Università di Genova decida di effettuare quell’ aumento delle tasse per gli studenti fuori corso previsto dalla spending review. Innanzitutto, è ancora poco chiaro se i rincari della contribuzione studentesca siano un obbligo o una facoltà, lasciata alla discrezionalità dei singoli atenei. Che, in un periodo di vacche magre, è difficile credere che non sfruttino un’ occasione come questa. Da Genova, però, solo rassicurazioni: al momento, l’ università non pensa di accanirsi economicamente su chi non riesce a laurearsi nei tempi previsti. «Se ci saranno aumenti, non saranno per far cassa. Sarà necessario, inoltre, distinguere le varie tipologie di studenti fuori corso, avendo, per esempio, un occhio di riguardo nei confronti degli studenti lavoratori». Un’ ipotesi, questa, prevista anche nel testo della spending review: l’ intenzione, infatti, sarebbe quella di colpire particolarmente quegli studenti “figli di papà” che si laureano in ritardo, mentre chi va fuori corso perché lavora sarà esente dai rincari. Quello che l’ università ha in mente è, invece, un progetto che porti ad avere sempre meno studenti “sfigati”, come il viceministro Michel Martone aveva apostrofato gli universitari “ritardatari”. “Nel prossimo anno par- tirà in alcuni corsi un progetto pilota di attenzione alle matricole. Oltre all’ attività di tutorato, avvieremo corsi per prevenire ritardi nel sostenere gli esami, problemi di apprendimento o difficoltà nella frequenza delle lezioni – spiega il professore – Bisogna tener conto, però, che esiste anche uno zoccolo duro di studenti fuori corso per scelta, non intenzionati a stare al passo con gli esami” ammette Chiassoni. Per questo, l’ ateneo genovese prevede già un aumento del 30% sulla seconda rata per chi rientra nell’ ordinamento previgente e supera il terzo anno fuori corso. In attesa che si faccia chiarezza sul provvedimento e che l’ ateneo decida se e in che misura sfruttare la possibilità di aumenti alle tasse concessa dalla spending review, anche a Genova gli studenti sono già sul piede di guerra. “Perseguitare i fuori corso è ingiusto e controproducente. Il governo ha assicurato di voler escludere dai rincari gli studenti lavoratori: ma cosa ne sarà, ad esempio, di chi è costretto a lavorare in nero? – denunciano in molti – Si tratta dell’ ennesimo attacco al diritto allo studio, un diritto che in Italia sta diventando sempre più un miraggio”. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
samantha cenere
 

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