18 Gennaio 2002

«Fumo, super aspiratori anche negli uffici privati»

Il ministro della Salute vuole presentare una proposta di legge. Nuove ispezioni dei Nas in tutta Italia: una cinquantina di multe

«Fumo, super aspiratori anche negli uffici privati»

Sirchia: senza un ricambio di aria adeguato scatterà il divieto. Stessa norma per bar e ristoranti

ROMA – Nella guerra contro il fumo, il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, si prepara a lanciare un nuovo missile. Questa volta per difendere i diritti dei non fumatori sul posto di lavoro, negli uffici privati, ma anche nei bar e nei ristoranti. «Sto per presentare una proposta di legge – annuncia il ministro – in cui il divieto verrà esteso alle aziende private, a meno che i locali non siano dotati di un impianto per il ricambio dell?aria da 80 metri cubi a persona, in grado di rendere innocuo e libero da fumi l?ambiente di lavoro». Intanto, procedono le ispezioni dei Nas. Anche ieri sono stati controllati ospedali, metropolitane, aeroporti, musei e uffici postali. Oltre 200 le verifiche e almeno una cinquantina le multe inflitte a medici e infermieri, pazienti e viaggiatori, impiegati e cittadini in stazioni e aereoporti.
«Vogliamo dare attuazione – spiega il ministro Sirchia – alle norme che regolano la salute dei lavoratori, come la legge 626 del 1994, proteggendo anche i dipendenti degli esercizi aperti al pubblico. Sto studiando i dettagli della proposta di legge con Raffaele Guariniello, procuratore aggiunto a Torino, responsabile del pool per la sicurezza. Per i bar e i ristoranti, gli 80 metri cubi di ricambio d?aria a persona verranno calcolati sul numero massimo di avventori previsto dalla licenza. In mancanza dell?impianto, dovrà essere applicato il divieto di fumo». Per ora, in attesa che si concretizzi la proposta di legge del ministro, nei bar e nei ristoranti non esiste il divieto di fumo. Il giro di vite imposto in questi giorni ha chiarito a tutti che non si può fumare negli uffici pubblici e nei locali dove si svolgono servizi di pubblico interesse. Ma l?applicazione del divieto rimane più complessa negli uffici e nelle aziende private. La Corte Costituzionale, con la pronuncia 399 del 1996, ha elencato tutte le leggi che obbligano le aziende a garantire la purezza dell?aria sul posto di lavoro. Il precedente ministro della Salute, Umberto Veronesi, aveva cercato di semplificare, con una legge che imponeva equamente il divieto di fumo sia negli uffici pubblici che in quelli privati. Ma ben 110 emendamenti l?hanno fatta saltare.
Di fatto oggi il lavoratore, quando l?azienda non lo protegge dal fumo passivo dei colleghi, deve rivolgersi al pretore del lavoro, che regolarmente interviene in sua difesa. Il Codacons (Coordinamento della associazioni dei consumatori), ha istituito uno «sportello antifumo» (numero di fax 06.3724973) per offrire difesa legale ai non-fumatori. «Ma le cause avviate non sono moltissime – dice l?avvocato Vincenzo Masullo, responsabile dello sportello -. Quando i lavoratori sottoposti a fumo passivo si rendono conto che devono fare causa all?azienda spesso si tirano indietro per paura di rappresaglie».

Le ispezioni dei carabinieri del Nas si sono concentrate anche ieri nelle principali città. A Napoli multati tre medici che fumavano in corsia. All?ospedale Sant?Anna di Como contravvenzione di 400 euro ad un responsabile sanitario perché mancava il cartello indicante il divieto di fumo, e di 50 euro ad una paziente del reparto maxillofacciale. Nella metropolitana di Milano un ragazzo di 15 anni, colto con la sigaretta, ha chiesto ai militari di non multarlo: «Altrimenti i miei genitori lo verranno a sapere». Ma il giovane non ha scampo: la contravvenzione sarà notificata al padre. A Roma l?immunologo Ferdinando Aiuti ha chiesto un sopralluogo nel suo reparto. Ma quando i carabinieri sono arrivati tutti avevano già spento la sigaretta.

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