12 Novembre 2002

Fumo passivo:i locali privati sono indifesi

Da allora, però, sono serviti altri 41 anni perché lo Stato si decidesse a varare i primi limiti ai fumatori. È infatti datata 11 novembre 1975 la legge (n.584) che introduce il divieto di fumare in determinati locali dei quali viene fornito un dettagliato elenco. Gradualmente, i fumatori cominciano così a limitarsi in cinema, teatri e treni. Per quanto possa sembrare strano, ancora oggi la legge in vigore è quella del 1975.
Il fumo è vietato nelle corsie degli ospedali, nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado, negli autoveicoli di proprietà dello stato, di enti pubblici e di concessionari di pubblici servizi per trasporto collettivo di persone, in metropolitana, nelle sale di attesa di stazioni ferroviarie, autofilotramviarie, portuali-marittime e aeroportuali, nei compartimenti ferroviari per non fumatori delle Ferrovie dello Stato e delle ferrovie date in concessione, nei compartimenti a cuccette e carrozze letto, nei locali adibiti a pubblica riunione, sale chiuse di cinema e teatro, sale chiuse da ballo, sale corse, sale riunioni di accademie, musei, biblioteche, sale di lettura aperte al pubblico, pinacoteche e gallerie d?arte pubbliche o aperte al pubblico.
Come ha ricordato anche ieri l?associazione di consumatori Codacons, infatti, dalla vecchia 584 sono esclusi i luoghi di lavoro privati, mancanza che si ripete pari pari anche nella nuova legge in discussione al Parlamento. Le nuove norme sono peggiori delle vecchie» spiega Simona Putzu, del Codacons. «I lavoratori impiegati in aziende private non possono infatti difendersi dal fumo passivo, ma se prima si poteva aggirare il problema facendo ricorso alla legge 626 sulla sicurezza nei posti di lavoro, con la legge proposta da Sirchia non sarà più possibile».
Il problema più grosso riguarda però bar e ristoranti, che in base alle norme tuttora in vigore non sono obbligati a far rispettare il divieto di fumo. Gli unici locali nei quali non si può fumare sono i bar-tabacchi, visto che la vendita di tabacchi è considerata un servizio pubblico e quindi sottoposta a divieto. Infine le sanzioni: multe variabili tra i 25 e i 250 euro, che possono raddoppiare se chi fuma lo fa in presenza di una donna incinta o di un bambino con meno di 12 anni.

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