11 Maggio 2005

Fumo passivo, condanna per il ministero

Fumo passivo, condanna per il ministero

Un?impiegata s?ammalò di tumore L?Istruzione pagherà 400mila euro

ROMA. Quasi 400 mila euro per un tumore provocato dal fumo passivo. A doverli pagare sarà il Ministero dell?Istruzione condannato ieri dal Tribunale di Roma a risarcire gli eredi di una dipendente, non fumatrice, ammalatasi di cancro ad un polmone dopo sette anni di convivenza con le sigarette delle colleghe. Una vittoria per gli avvocati del Codacons che intentarono la causa tre anni fa e che ora annunciano: «Adesso si apre la strada a migliaia di cause simili». «Il Ministero non ha adottato le misure idonee per tutelare i suoi lavoratori»: questa la motivazione della condanna, «storica» per l?importo del risarcimento. Maria Sposetti era stata assunta dal Ministero dell?Istruzione il 30 maggio 1980. Non aveva mai fumato, così come nessuno della sua famiglia, ma per sette anni fu «costretta a vivere in una camera a gas», racconta il marito Ferruccio Di Bari, «con tre colleghe che aspiravano una sigaretta dietro l?altra rifiutandosi di aprire le finestre e la porta. Per anni ha protestato, ha chiesto ai superiori di essere trasferita ma fu ignorata». Insomma lei che delle sigarette non sopportava neppure l?odore, è stata, come sottolinea il Codacons, «suo malgrado, esposta ad inquinamento da fumo passivo in una stanza angusta e sprovvista di aeratori». Il 25 settembre 1992 le fu diagnosticato un tumore al polmone destro «la cui origine era inequivocabile», aggiunge il marito, «era un carcinoma che deriva dal fumo di tabacco». Il 17 ottobre dello stesso anno fu sottoposta a un delicato intervento chirurgico per l?asportazione di una parte del polmone. Era l?inizio del calvario. Si susseguirono vari cicli di chemioterapia con conseguente debilitazione dell?organismo e la perdita totale dei capelli, si ammalò di bronchite asmatica cronica a cui si aggiunsero un enfisema polmonare e una grave depressione con esaurimento nervoso dovuta alle preoccupazioni per la sua malattia. Dopo l?intervento chirurgico e le cure, tornò al lavoro «ma lì si continuava a fumare», aggiunge il marito, «così, anni dopo, abbiamo deciso di chiedere giustizia: non è giusto che una persona sia costretta al fumo degli altri e si ammali per un vizio che non è suo». Nel 2002 i familiari, assistiti dai legali del Codacons Carlo Rienzi e Vincenzo Masullo, hanno chiesto al Tribunale civile della Capitale di accertare la violazione del Codice da parte del datore di lavoro per quanto riguarda «l?obbligo di tutelare i dipendenti dai rischi per la salute». Insieme hanno presentato la perizia dell?oncologo Giulio Bigotti per il quale «il tumore contratto, un carcinoma epidermoidale, era direttamente riconducibile all?esposizione a fumo passivo». E ieri è arrivata la sentenza: il giudice Giuseppina Vetritto della sezione Lavoro del Tribunale ha condannato il Ministero ad un risarcimento di 263.725 euro per danno biologico ed altri 132 mila euro per danno morale, più le spese legali (3.500 euro) a favore di Ferruccio e Claudio Di Bari, eredi di Maria Sposetti morta due anni fa per un incidente stradale. Una vittoria che il presidente del Codacons Rienzi ha definito «clamorosa» perchè dimostra che anche se «il Parlamento non ha dato ai consumatori nè la ?class action? nè il danno punitivo», si può «fare a meno di tali leggi quando c?è la sensibilità della magistratura». L?associazione aveva anche chiesto il risarcimento al danno della vita di relazione (che è stato incluso nel danno biologico) e alla perdita della capacità lavorativa (che non è stato riconosciuto). «I magistrati decidono che bisogna inchinarsi alla loro volontà» ha commentato il ministro della Salute, Francesco Storace, aggiungendo di non avere intenzione «di mettere in discussione il principio del divieto di fumo».

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