13 Gennaio 2005

Fumo: il divieto c?è, i cartelli no

Fumo: il divieto c?è, i cartelli no


Segnaletica vecchia o inadeguata e nelle cartolerie è quasi introvabile





ROMA Esercizi e uffici la buona volontà, rispetto alle norme antifumo, la stanno mettendo. Pochi responsabili, titolari o capiufficio si sognerebbero ormai, all?indomani dall?entrata in vigore del nuovo regime, di chiudere un occhio, o di turarsi il naso, davanti alle proibite aspirazioni, ed espirazioni, dei rispettivi sottoposti. L?astinenza, però, è una modalità necessaria ma non sufficiente per allinearsi con cristallina aderenza alla legge Sirchia. Il provvedimento contempla infatti una segnaletica che i pubblici locali devono affiggere sui muri per mettere in guardia ignari, o sedicenti tali, clienti, ipotesi non peregrina se si pensa alle vagonate di stranieri che frequentano i nostri lidi.
Il cartello a norma deve contenere quattro elementi: la scritta ben visibile ?Vietato fumare?, il riferimento alla legge del 16 gennaio 2003, l?entità aggiornata della sanzione (da 27,5 a 275 euro) e il nome del responsabile della vigilanza il quale, in caso di strutture articolate, nominerà dei collaboratori distribuiti in reparti e piani. I cartelli, spiega il ministero della Salute, devono essere esposti all?ingresso della struttura e, se esistono, negli spazi comuni di ogni piano. Nelle singole camere basterà un semplice richiamo al divieto, anche a penna. Chi non si adegua rischia la sanzione, come è successo ieri al titolare di un bar di Torino che, per colpa di un ?no smoking? fantasma, si è visto appioppare una multa da 220 euro.
I cartelli di divieto non sono reperibili ovunque. I negozi Buffetti, specializzati in prodotti per ufficio, stanno vendendo avvisi vecchi, riferiti a leggi precedenti: per stare al passo con i tempi bisognerà ritoccarli con pecette aggiornate, anche fatte a mano. La catena Vertecchi, una delle più grosse cartolerie italiane, ha risolto il problema non ponendoselo affatto: in tale circuito di cartelli anti-fumo in vendita non c?è traccia alcuna. Valgono comunque gli avvisi fotocopiati o trascritti manualmente. Un perfetto esemplare di cartello a norma di legge, prelevabile tra l?altro gratuitamente, è a disposizione su Internet nel sito www.ministerosalute.it
I grandi uffici sono tendenzialmente in regola con la segnaletica, in tali ambienti l?ultima sigaretta è stata spenta da tempo. Alla Confindustria l?indicatore con la proibizione è personalizzato con il logo dell?associazione, tutto in regola a Palazzo Chigi, come hanno constatato i consumatori del Codacons, nelle banche i divieti murari, magari da ?rinfrescare?, esistono da anni. Stessa situazione nei ministeri dove l?unica novità è stata la scomparsa dei posacenere ancora in circolazione. In alcuni casi i cartelli, come alla Pubblica Istruzione dove si minacciano multe fino a 40 mila lire, stanno diventando pezzi di antiquariato.
Diversa la situazione in bar e ristoranti. Dall?assenza secca del manifestino alla sua corretta apposizione i gradi intermedi si sprecano, frequenti le soluzioni ?a naso?, o a pennarello, casarecce come le fettuccine presenti sul menù. Inesistenti quasi dappertutto le insegne nei negozi. Abituati da sempre a vietare l?ingresso delle sigarette nei propri locali molti titolari non si sentono evidentemente toccati dalle nuove regole che invece impongono pure a loro la graficizzazione del divieto. Il ministero della Salute fa sapere che ai ristoratori è proibito fumare anche durante le ore di chiusura del locale perché il fumo passivo trattenuto nell?ambiente colpirebbe successivamente gli avventori. Un grazie al ministro Sirchia arriva, paradossalmente, da San Giustino, il centro in provincia di Perugia che, in virtù delle sue coltivazioni e del museo storico e scientifico, è stato ribattezzato il ?paese del tabacco?.

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