Fumo, è guerra tra i ristoratori e Sirchia
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fonte:
- Il Messaggero
La Fipe: «Il ministro eviti ultimatum. E altro che lobby, sulle sigarette lucra lo Stato»
ROMA La polemica sul fumo ha i toni accesi come la brace di una sigaretta. La nuova legge che bandirà dai locali pubblici, fatte salve le zone riservate, il tabacco, entrerà in vigore il 10 gennaio. «Aspetteremo al massimo fino a Natale. Se entro quel giorno il ministro Sirchia non avrà concesso la proroga che chiediamo ricorreremo al Tar». Gli esercenti non accettano quella che definiscono la ?provocazione? del ministro: riferendosi alla protesta di baristi e ristoratori il reponsabile della Salute aveva parlato di «logiche strumentali», alludendo, pur senza citarle direttamente, alle multinazionali del tabacco. Edi Sommariva, direttore generale della Fipe Confcommercio ribatte: «A lucrare sul fumo è in primo luogo lo Stato. L?incasso della vendita del tabacco va, per il 75 per cento, al ministero dell?Economia». I gestori dicono di non essere contro la legge ma contro la sua applicazione immediata con tanti nodi ancora irrisolti. Ricordano che su 240 mila esercizi pubblici 130 mila hanno un solo locale e quindi in essi per forza non si fumerà. Nei 110 mila rimanenti 20 mila si sono già adeguati alla nuova normativa.
La legge prevede che se il trasgressore, invitato dal personale del locale, non spegnerà all?istante il mozzicone, il responsabile dell?esercizio dovrà correre a chiamare un vigile urbano. Qualora non lo facesse incorrerebbe in una multa pari a 2200 euro. «Non siamo disposti a trasformarci in sceriffi o poliziotti», sostiene Tullio Galli della Confesercenti anche se prende le distanze dalla minaccia di ricorrere al Tar. I responsabili dei locali pubblici criticano Sirchia perché a pochi giorni dall?entrata in vigore della legge «il ministero non ha ancora reso noto a cittadini e imprenditori i reali termini nei quali si articolerà la nuova disciplina». Assai perplessa anche la responsabile delle politiche sociali e della salute della Margherita, Rosy Bindi: «È davvero sorprendente l`approssimazione con cui il ministro sta affrontando l`avvio della nuova normativa antifumo, come se fosse la sharia. Un buona legge per essere tale non deve basarsi solo su un principio largamente condiviso ma deve essere declinabile nella realtà per produrre i risultati sperati».
I consumatori, invece, plaudono al nuovo regime. Il Codacons fa sapere che si schiererà al fianco del ministero della Salute per contrastare il ricorso al tar dei ristoratori. Inoltre l?associazione, in tandem con la Lega Tumori, annuncia l`avvio della campagna ?Fumo al volante, pericolo costante? che mira ad imporre il divieto di fumo anche ai guidatori delle automobili: «La sigaretta come il telefono cellulare distrae dalla guida». Il Movimento consumatori dichiara che non si può non essere d?accordo con il ministro Sirchia, tuttavia sottolinea che: «Lo Stato continua a guadagnare con il commercio del tabacco, e i continui gravosi aumenti che via via intervengono non vengono sufficientemente utilizzati in una organica campagna di prevenzione e formazione nelle scuole».
Le reazioni politiche più articolate al divieto prossimo venturo provengono da Alleanza Nazionale che raccoglie sentimenti e idee contrastanti. «Il ministro Sirchia è sicuramente un grande medico ma sul piano politico mi sembra un talebano», dice il parlamentare di An Alberto Arrighi: «C`è un misto di fanatismo etico e di intolleranza giacobina nei suoi atteggiamenti». Ignazio La Russa ritiene inaccettabile che i fumatori debbano essere trattati come appestati mentre Gustavo Selva, dello stesso partito, auspica che la proibizione non risparmi la Camera dei Deputati: «Non dobbiamo sostiene dare ai fumatori parlamentari la possibilità di costituire, a proprio uso, una zona franca in cui sia consentito violare la legge da essi stessi approvata. Il Transatlantico negli intervalli dei lavori dell`Assemblea plenaria viene trasformato in una enorme fumeria».
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