Fumo: c`è chi paga e chi “evade“
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fonte:
- Panorama
Risarciti con quattrocentomila euro gli eredi di una dipendente del ministero dell`Istruzione ammalatasi di cancro per fumo passivo. E intanto, nei posti di lavoro, un dipendente su quattro continua ad aggirare il divieto
I lavoratori che per anni hanno subito i danni del fumo passivo, quando nessun divieto li tutelava, potranno adesso vendicarsi.
Non sui colleghi ma sugli enti.
C`è adesso un caso, infatti, che darà la stura a migliaia di denunce.
Il ministero dell`Istruzione dovrà pagare circa 400 mila euro agli eredi di una dipendente, colpita da cancro ad un polmone per fumo passivo. A difenderli è stato il Codacons. Si tratta, per l`importo del risarcimento, della prima vera condanna inflitta per fumo passivo in Italia.
Il giudice Giuseppina Vetritto della sezione Lavoro del Tribunale di Roma ha condannato il ministero al risarcimento di 263.725 euro per il danno biologico e altri 132 mila euro per danno morale a favore di Ferruccio e Claudio Di Bari, eredi di Maria Sposetti l`impiegata che è scomparsa un paio di anni fa in seguito ad un incidente stradale.
SETTE ANNI “IN UNA CAMERA A GAS“
Maria Sposetti era stata assunta dal ministero della Pubblica Istruzione il 30 maggio 1980. Per sette anni, da allora, era stata esposta al fumo passivo, in una “stanza angusta, sprovvista di aeratori, con tre colleghe accanite fumatrici“: le fu diagnosticato un tumore al polmone destro. La donna, che non aveva mai fumato e non aveva conviventi in famiglia dediti al fumo, fu sottoposta ad intervento chirurgico e successivamente a cicli di chemioterapia soffrendo di altre, consequenziali, patologie.
Nel 2002 i familiari della Sposetti hanno denunciato il Ministero attraverso gli avvocati del Codacons chiedendo di accertare la violazione da parte del datore di lavoro delle norme in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro (art. 2087 c.c., Dlgs. 626/94 art. 32 Cost.) che ponevano a suo carico l`obbligo di tutelare la salute della dipendente dai rischi derivanti dal luogo nel quale lavorava. Il Codacons, oltre ai danni biologico e morale, aveva chiesto il risarcimento al danno della vita di relazione, che è stato incluso nel primo, e alla perdita della capacità lavorativa, che invece non è stato riconosciuto. Intanto, le nuove norme antifumo nei locali, sembrano funzionare, e gli irriducibili fumatori nei luoghi di lavoro hanno sviluppato una notevole capacità di adattamento al freddo prima, ai “funghi“ poi e alla disattenzione o alla benevolenza dei colleghi infine. Già, perché nei luoghi di lavoro, qualcuno che fuma di nascosto c`è ancora.
E se non bastasse l`esperienza di ognuno (chi dal gennaio 2005 non ha mai visto un trasgressore?), lo rivela anche un`indagine online condotta da Monster.it (portale per la ricerca di personale su Internet).
Un dipendente su quattro si fa beffe del divieto. Quasi l`88% degli intervistati ammette infatti di cercare un modo per strappare una pausa-sigaretta in azienda, con il 14% che dichiara candidamente: “Divieto?Non c`è nessun divieto!“ e l`8% che ha trovato un accordo con i colleghi per poter continuare a fumare in ufficio.
Oltre il 66% è invece alla disperata ricerca d`un luogo, all`interno dell`ufficio, dove accendersi in pace una sigaretta: si tratta dei cosiddetti relegati da fumo, che sul lavoro si rifugiano in bagno o in balcone.
Solo nel 12% dei casi in azienda si rispetta alla lettera la normativa, con sanzioni per chi trasgredisce.
E anche sul fronte politico/salutistico ci sono novità: “Mai ho detto e dirò che bisogna rimettere in discussione i principi della legge antifumo, ispirati dalla volontà di rendere migliore la vita dei cittadini“ ha dichiarato il neo ministro della Salute, Francesco Storace, a margine dell`audizione in Commissione in Sanità del Senato, parlando anche come un fumatore “che fatica a smettere“. Un passo indietro, quindi, dopo le critiche al predecessore, Girolamo Sirchia, di eccessivo salutismo e di imposizione degli stili di vita. Storace, appena diventato ministro, ha promesso “maggiori aree dedicate ai fumatori“.
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