Fumare in ospedale Quel divieto beffato
-
fonte:
- La Nazione
PERUGIA – Negli uffici, in qualche corridoio con le finestre spalancate, nei sottoscala. Oppure al bar, nell`atrio o in una sala d`attesa temporaneamente deserta. Ogni spazio vuoto diventa un`occasione per accendersi una sigaretta. E così il progetto “Ospedali senza fumo“ va… in fumo. A dirlo è un`indagine condotta dalla Usl2 in ambulatori e ospedali del Perugino, ad esclusione di Silvestrini e Policlinico. Si tratta di un`inchiesta che i responsabili dell`azienda sanitaria definiscono “confidenziale“. Sono stati distribuiti 700 questionari tra medici, infermieri e personale ausiliario, con risposte anonime. Ma le domande erano chiare: fumate all`interno di ospedali e ambulatori? E i vostri colleghi rispettano il divieto? Il risultato non è confortante. Il 38,9 per cento dei dipendenti fumatori ha dichiarato di “accendere saltuariamente“ una sigaretta all`interno delle aree protette. Una percentuale compresa tra il 5 e il dieci per cento, invece, ha ammesso con onestà di “non porsi alcun limite“, ovvero di continuare a fumare liberamente dentro le strutture sanitarie. La Usl ha ricevuto 511 risposte rispetto ai 700 moduli distribuiti. E dal mini-referendum spunta un altro dato inedito: tra i lavoratori della sanità perugina, le donne fumatrici hanno scavalcato gli uomini. Viaggia col pacchetto di sigarette in tasca il 35 per cento delle dipendenti, mentre la diffusione del vizio tra infermieri e medici maschi arretra al 31 per cento. Una recente ispezione del Codacons, condotta a livello nazionale, aveva già denunciato il fenomeno. Ma la Usl perugina ha scelto di non calcare la mano sui dipendenti-fumatori. Non sono state, al momento, erogate multe nei confronti di chi si fa beffe del divieto. Il pugno duro verrà usato soltanto per punire chi dovesse fumare, in maniera quasi sfacciata, nei reparti o nelle stanze dei ricoverati. “Questa indagine non è partita con un atteggiamento punitivo, ma conoscitivo“, spiega il relatore, Marco Petrella. “Volevamo fotografare la realtà e perciò abbiamo chiesto ai dipendenti di compilare i questionari in forma anonima e volontaria. Il quadro che ne esce, comunque, non è confortante. Ci aspettavamo di meglio nell`ambito del progetto `Ospedale senza fumo`. La quota di mancato rispetto della norma è alta, siamo ancora molto lontani dall`obiettivo“. Non accade più quanto si verificava venti anni fa, quando il primario faceva il giro di visite mattutine con il sigaro o la pipa rigorosamente accesi. Ma fumare in ospedale è un vizio che non è stato ancora estirpato. Tanto che si pensa ad una mezza retromarcia rispetto al divieto assoluto oggi in vigore: individuare, in nosocomi e ambulatori, una sala fumatori attrezzata per ospitare gli “irriducibili“. – –>.
L`INDAGINE Questionario tra 700 medici e infermieri Fumare in ospedale Quel divieto beffato di Roberto Borgioni PERUGIA ? Negli uffici, in qualche corridoio con le finestre spalancate, nei sottoscala. Oppure al bar, nell`atrio o in una sala d`attesa temporaneamente deserta. Ogni spazio vuoto diventa un`occasione per accendersi una sigaretta. E così il progetto “Ospedali senza fumo“ va… in fumo. A dirlo è un`indagine condotta dalla Usl2 in ambulatori e ospedali del Perugino, ad esclusione di Silvestrini e Policlinico. Si tratta di un`inchiesta che i responsabili dell`azienda sanitaria definiscono “confidenziale“. Sono stati distribuiti 700 questionari tra medici, infermieri e personale ausiliario, con risposte anonime. Ma le domande erano chiare: fumate all`interno di ospedali e ambulatori? E i vostri colleghi rispettano il divieto? Il risultato non è confortante. Il 38,9 per cento dei dipendenti fumatori ha dichiarato di “accendere saltuariamente“ una sigaretta all`interno delle aree protette. Una percentuale compresa tra il 5 e il dieci per cento, invece, ha ammesso con onestà di “non porsi alcun limite“, ovvero di continuare a fumare liberamente dentro le strutture sanitarie. La Usl ha ricevuto 511 risposte rispetto ai 700 moduli distribuiti. E dal mini-referendum spunta un altro dato inedito: tra i lavoratori della sanità perugina, le donne fumatrici hanno scavalcato gli uomini. Viaggia col pacchetto di sigarette in tasca il 35 per cento delle dipendenti, mentre la diffusione del vizio tra infermieri e medici maschi arretra al 31 per cento. Una recente ispezione del Codacons, condotta a livello nazionale, aveva già denunciato il fenomeno. Ma la Usl perugina ha scelto di non calcare la mano sui dipendenti-fumatori. Non sono state, al momento, erogate multe nei confronti di chi si fa beffe del divieto. Il pugno duro verrà usato soltanto per punire chi dovesse fumare, in maniera quasi sfacciata, nei reparti o nelle stanze dei ricoverati. “Questa indagine non è partita con un atteggiamento punitivo, ma conoscitivo“, spiega il relatore, Marco Petrella. “Volevamo fotografare la realtà e perciò abbiamo chiesto ai dipendenti di compilare i questionari in forma anonima e volontaria. Il quadro che ne esce, comunque, non è confortante. Ci aspettavamo di meglio nell`ambito del progetto `Ospedale senza fumo`. La quota di mancato rispetto della norma è alta, siamo ancora molto lontani dall`obiettivo“. Non accade più quanto si verificava venti anni fa, quando il primario faceva il giro di visite mattutine con il sigaro o la pipa rigorosamente accesi. Ma fumare in ospedale è un vizio che non è stato ancora estirpato. Tanto che si pensa ad una mezza retromarcia rispetto al divieto assoluto oggi in vigore: individuare, in nosocomi e ambulatori, una sala fumatori attrezzata per ospitare gli “irriducibili“.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- FUMO
