29 Luglio 2003

Frutta e verdura a peso d?oro








Da qui, la denuncia di Adiconsum, Codacons e Federconsumatori che invitano la Regione a pensare nuovi strumenti per combattere le speculazioni, spingendo produttori, grossisti e commercianti verso una maggiore concertazione. Intanto, le associazioni continuano la loro ?battaglia? al fianco di massaie e clienti di negozi e supermercati. «Recepiamo le lamentele della gente – fa notare Salvatore Lombardi, presidente regionale di Federconsumatori – che avverte aumenti molto più alti di quelli ufficiali. Chi si lamenta dello stallo delle vendite dovrebbe prima tenere conto di questo».
L?argomento del giorno è sempre ?la frutta a peso d?oro?. I rincari, stando ad una stima basata su un sondaggio condotto presso negozianti, grossisti e produttori, hanno depresso gli acquisti del 15%. «L?evento naturale (la siccità) è stato preceduto da aumenti spropositati», dice Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria. «Da un controllo presso la piccola, media e grande distribuzione abbiamo riscontrato i prezzi più disparati. Per l?anguria, ad esempio, il cui prezzo varia da 0,68 cent a 1,64 euro al chilo, capiamo i problemi legati alla maturazione precoce subita, ma ricordiamoci che due anni fa costava 3/400 lire al chilo. Si parla di gelate primaverili per giustificare gli aumenti, ma non tutti i prodotti che arrivano in Umbria provengono da aree colpite da gelo o siccità». La conseguenza è che le pesche italiane e quelle straniere hanno lo stesso prezzo, quando gli stessi grossisti ammettono che la frutta spagnola, ad esempio, costa meno.
Così, per evitare dubbi sulle reali quotazioni, le tre associazioni chiedono l?istituzione di un?Authority tra produttori e grossisti, «per avere in tempo reale le quotazioni dei prodotti agroalimentari, dare pubblicità ai prezzi produzione-ingrosso e ?stanare? i furbi». La proposta è stata girata direttamente alla Consulta regionale utenza e consumo riunitasi ieri pomeriggio e durante la quale, consumatori, commercianti e produttori hanno ripreso il dialogo sospeso la scorsa primavera, ponendo le basi per eventuali iniziative anti-inflazione.
Se ne riparlerà a settembre, ma intanto, la sirena prezzi è tornata a suonare anche sul versante bar e ristoranti, con diverse segnalazioni ricevute durante il mese di luglio. Sono soprattutto i turisti a lamentarsi. Un esempio su tutti viene da Assisi, dove due turisti di Padova hanno ?denunciato? uno scontrino-shock. «Queste persone – riferisce Maria Antonietta Merlino dell?Adiconsum – hanno speso 40 euro per tre piadine, un tè freddo ed un dolcetto. Qualcuno dovrebbe controllare».

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