Frena l’ inflazione, ma la spesa costa di più
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fonte:
- il Roma
ROMA. Brusca frenata in Italia dei prezzi al consumo, che crescono appena dello 0,5% annuo ad aprile, dopo l’ aumento dello 0,9% di marzo. I dati provvisori diffusi dall’ Istat confermano la debolezza della spinta inflazionistica del Paese, con un rallentamento dovuto soprattutto all’ inversione di tendenza dei prezzi dei beni energetici regolamentati (da +5% a -1,1%). Corre invece il cosiddetto “carrello della spesa”, che segna un rialzo dell’ 1,5% su base annua. Secondo i calcoli dei consumatori le famiglie potrebbero «tirare un sospiro di sollievo» per un incremento di spesa di soli 148 euro annui, se non fosse che, come rileva Confcommercio, la debolezza dei prezzi dipende dal «perdurare di un’ evoluzione debole della domanda per i consumi». L’ Istat fa sapere, inoltre, che l’ inflazione di fondo al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rallenta a +0,5% da +0,7% di marzo. La stessa inflazione di fondo acquisita per il 2018 si attesta sempre a +0,5%. Anche se sotto le attese, il dato di aprile dovrebbe essere “temporaneo” e già da maggio, rassicura l’ economista di Intesa Sanpaolo, Paolo Mameli, i prezzi al consumo «dovrebbero riprendere un trend al rialzo». I prezzi del Belpaese, spiega ancora Mameli, dovrebbero tornare in linea «con il target della Bce negli ul timi mesi dell’ anno». Intanto, il “carello della spesa”, che include i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona registra un aumento su base mensile dello 0,7%. Per il Codacons, l’ andamento dei prezzi degli alimentari corrisponde ad una spesa «di 86 euro in più l’ anno» a famiglia per cibo e bevande. Anche l’ Unione Nazionale Consumatori ha calcolato che per una coppia con due figli, significa avere una maggior spesa annua complessiva di 195 euro. Secondo Federconsumatori, «l’ incremento dei prezzi aggraverà ulteriormente lo stallo della domanda interna già registrato in questi mesi, con pesanti conseguenze sull’ andamento dell’ economia nazionale, in termini di produzione e occupazione». Negativa anche Confcommercio, che avverte come «i dati diffusi da Istat dimostrano il permanere di un’ evoluzione molto contenuta dei prezzi, la cui dinamica è ancora lontana dal ritorno su valori superiori all’ 1%». E per il presidente di Federdistribuzione, Claudio Gradara, le variazioni dei prezzi rimangono «sotto controllo, un fatto che se da un lato tutela il potere d’ acquisto dei consumatori, dall’ altro segnala un quadro di debolezza dei consumi, ancora al di sotto della potenziale capacità di offerta del sistema industriale».
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