26 Agosto 2009

Frecce in libia, intervenga il colle

Non si placano le polemiche tanto sull’annunciata visita a Tripoli di Silvio Berlusconi il 30 agosto prossimo, per celebrare la prima giornata dell’Amicizia tra Italia e Libia, quanto e soprattutto sulla presenza delle Frecce tricolori di Rivolto il primo settembre nei cieli della capitale libica, in occasione dei festeggiamenti per la ricorrenza del 40º anniversario della Rivoluzione.  Le opposizioni vanno all’attacco e il Codacons si appella alla Corte dei conti. «Il governo italiano oltre a portare le Frecce tricolori in Libia, chieda garanzie assolute del rispetto del diritto internazionale e dei diritti dell’uomo per quelle persone venute in Italia per sfuggire alla miseria e alla guerra dei loro Paesi» ha detto il segretario del Pd Dario Franceschini, dopo aver visitato in ospedale i due eritrei sopravvissuti alla strage nel Canale di Sicilia. Le Frecce tricolori «non sfilino con il bianco rosso e verde, che è simbolo di fratellanza, amicizia e democratico patriottismo. Ma facciano uscire solo fumo rosso, che rappresenta il sangue di tutte le vittime della dittatura libica: dai 270 morti del Lockerbie nel 1988 ai 170 caduti nell’attentato contro il DC-10 francese nel 1989, fino ai migranti che ogni giorno vengono torturati e seviziati nei campi di concentramento libici», ha dichiarato di Stefano Pedica, senatore dell’Italia dei valori, auspicando «un giusto richiamo da parte del presidente della Repubblica, che è anche comandante delle Forze armate, perchè si eviti questo ennesimo affronto all’Italia». Se Berlusconi non rinuncerà alla visita a Tripoli, l’Udc si dice poi «pronta a promuovere un sit-in davanti all’ambasciata libica, aperto a tutte le forze politiche, per protestare contro le continue provocazioni del colonnello Gheddafi» annuncia il segretario Lorenzo Cesa. E il friulano Angelo Compagnon è durissimo: «Le Frecce tricolori sono un simbolo immacolato della nostra nazione. Berlusconi non osi oltraggiarle. Trascinarle nel fango di un Paese guidato da un dittatore che accoglie come un eroe e con tutti gli onori di Stato il terrorista responsabile della strage di Lockerbie, facendo così emergere una complicità di fatto, sarebbe a dir poco disgustoso. Se tiene così tanto ad andare a ossequiare Gheddafi, che in fatto di scheletri nell’armadio non teme rivali, il presidente del Consiglio vada pure, ma gli ricordi lo scandalo degli italiani privati di tutti i loro beni e cacciati dalla Libia senza scrupoli tuttora in attesa di essere risarciti». Intanto, la questione apre lo scontro anche tra i due maggiori quotidiani vicini alle posizioni del centro-destra. Così, se il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, dice «sì» per ragioni di real politik, un «no» netto viene dal direttore di Libero, Maurizio Belpietro, che afferma: «Caro Cavaliere, non salga sul cammello». Feltri non ha dubbi: «Chiunque capisce che la collaborazione con il Colonnello, piaccia o no, è indispensabile; quindi non ci è consentito assumere atteggiamenti ostili verso di lui che possano compromettere il "contatto"». Per Belpietro, soprattutto dopo l’accoglienza trionfale a Tripoli del terrorista di Lockerbie, «non si tratta di fare i puri di spirito, semmai è ora di non essere troppo cinici. C’è un problema di coerenza, o, meglio ancora, un problema morale. Se Berlusconi vuole salvare capra e cavoli, ovvero la lotta al terrorismo e le ragioni politiche, inventi qualcosa, trovi una via d’uscita». E mentre il ministro La Russa si dice meravigliato dalle polemiche, anche il ministro degli Esteri Franco Frattini difende come «opportuna» la scelta di impiegare la Pattuglia acrobatica italiana per festeggiare Gheddafi.  Quella delle Frecce tricolori in Libia è «un’esibizione pericolosa e che costa», sostiene infine il Codacons che «chiede l’intervento della Corte dei conti per una verifica sulla spesa di questa esibizione» e perchè «indaghi se questa spesa è giustificata da veri interessi istituzionali».(

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