17 Gennaio 2020

Forti sospetti sugli esami d’ avvocatoIl “dottore” di Cariati procurava i soldi al togato

 

Gaetano MazzucaCatanzaro Il lavoro degli inquirenti della Procura di Salerno sarebbe tutt’ altro che finito. L’ inchiesta “Genesi” che mercoledì ha portato all’ arresto del presidente di sezione della Corte d’ Appello, Marco Petrini, e che coinvolge anche tre avvocati potrebbe presto portare a nuovi sviluppi. In particolare si punta a chiarire il ruolo avuto dal magistrato nelle sessioni di esame per l’ abilitazione alla professione forense. A tal proposito i magistrati titolari dell’ inchiesta, il procuratore facente funzioni Luca Masini, l’ aggiunto Luigi Alberto Cannavale e il sostituto Vincenzo Senatore, contano di poter avere un quadro più delineato dei fatti già nei prossimi giorni, quando verrà sentita una avvocatessa ripresa nell’ ufficio di Petrini. Le immagini catturate dalle telecamere nascoste piazzate dalla finanza avrebbero catturato non solo l’ intimità tra i due ma anche un dialogo considerato di interesse investigativo. Il giudice e l’ avvocatessa infatti parlerebbero dell’ imminente esame per avvocati a cui avrebbe partecipato un’ assistente della professionista. Su che tipo di richieste siano state avanzate e se siano state poi realmente accettate bisognerà attendere l’ esito dell’ attività investigativa. Gli investigatori sono comunque certi che non sarebbe stato un caso isolato. «Le azioni corruttive, documentate anche con attività di intercettazione audio e video servivano anche – sottolinea la Procura salernitana – ad agevolare per alcuni candidati il superamento del concorso per abilitazione alla professione forense». Petrini in diverse occasioni, da quando si trova in servizio in Corte d’ Appello, ha fatto da commissario per gli esami di Stato che si svolgono a Catanzaro. L’ ultima volta era stato nel dicembre del 2018. E infatti il 12 dicembre di quell’ anno i finanzieri annotano che Petrini «non era presente all’ udienza in quanto impegnato nella vigilanza agli esami di Stato per l’ abilitazione alla professione forense». Ma tutta l’ attività del presidente di sezione verrà scandagliata con la massima attenzione dalla Procura di Salerno. I magistrati campani hanno, infatti, chiesto alla Guardia di finanza, di sequestrare «ogni documento relativo a cause civili, penali, tributarie riferibili a terze persone». Da casa, dalla Corte d’ Appello e dalla Commissione tributaria sono stati portati via «documenti su qualsiasi supporto (comprese immagini e registrazioni di conversazioni) da cui evincere rapporti di conoscenza e frequentazione con i coindagati». Le sentenze, i pareri, i documenti tutto è stato portato sulle scrivanie degli inquirenti pronti a recepire «segnalazioni relative a cause penali, civili o tributarie». Ma ulteriori elementi potrebbero arrivare dalle dichiarazioni delle persone che i magistrati campani intendono sentire. L’ elenco è lungo e comprende i magistrati componenti dei collegi giudicanti della Corte d’ Appello di Catanzaro assegnatari dei procedimenti riguardanti Giuseppe Tursi Prato e Antonio Saraco, il presidente del cda della Bcc del Crotonese Ottavio Rizzuto (che avrebbe agevolato alcuni passaggi di denaro contante al magistrato arrestato) e Antonio Claudio Schiavone, commercialista coinvolto in alcuni dei presunti casi di sentenze aggiustate. Saranno sentiti anche gli impiegati della Bcc, i cancellieri e i segretari in servizio nella Corte d’ Appelo di Catanzaro e nella Commissione tributaria provinciale del capoluogo. L’ obiettivo è capire quanto il sistema corruttivo con al centro il presidente Petrini ha influito sull’ esito dei processi nella Corte d’ Appello e d’ Assise di Catanzaro. La bufera giudiziaria che ha scosso la città potrebbe essere, quindi, solo all’ inizio. A innescarla è stata l’ inchiesta della Dda di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, sul braccio economico del clan Grande Aracri. Davanti a intercettazioni inequivocabili gli inquirenti calabresi hanno trasmesso gli atti alla competente Procura campana. All’ alba di mercoledì la doppia operazione che ha colpito i fiancheggiatori della potente cosca di Cutro e ha svelato gli episodi corruttivi che sarebbero avvenuti a Palazzo Blasco. Intanto il vicepresidente del Codacons Francesco Di Lieto chiede che il Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati si costituisca parte civile nel futuro processo. «Bisogna pensare – ha scritto Di Lieto – a chi, quelle cause comprate, le ha perse, chi è stato costretto a pagare nonostante avesse perfettamente ragione».

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this