13 Gennaio 2022

Forno degli orrori: verso l’appello per i fratelli Ravetti

Ancora  udienze  per  gli  orrori  commessi  al  forno  crematorio  di  Biella .E  ancora  un  rinvio,  per  un  difetto  di  notifica,  fino  ad  aprile.  Martedì  mattina,  infatti,  il  giudice  doveva  esaminate  le  opposizioni  di  una  settantina  di  famiglie  alla  richiesta  di  archiviazione  presentata  dal  procuratore  Teresa  Angela  Camelio,  la  quale  sostiene  che  non  sussistono  prove  per  procedere  differenza  dei  primi  casi  per  quali  hanno  indagato  Carabinieri  che  hanno  dato  vita  al  processo  concluso  con  la  condanna  di  tutti  gli  imputati  tra  quali  due  principali:i  fratelli  Marco  Alessandro  Ravetti.  La  nuova  udienza  si  svolgerà  dopo  che  si  saprà  il  responso  del  processo  d’appello  per  fratelli  Ravetti  che  è  in  programma  Torino  il  prossimo  20  gennaio.  In  primo  grado,  entrambi  erano  stati  condannati  cinque  anni  di  reclusione.  Dietro  ai  nuovi  settanta  casi  ci  sono  parenti  di  defunti  cremati  Biella.  Già  in  precedenza,a  maggio,  il  Gip,  Arianna  Pisano,  aveva  rigettato  un  ricorso  analogo  presentato  da  altre  500  famiglie  di  defunti  cremati  nel  tempio  di  Biella.  Martedì  mattina,  alcuni  di  loro  hanno  voluto  essere  presenti  davanti  Palazzo  di  giustizia.  Tutti  indossavano  delle  maglie  bianche  con  al  centro  la  fotografia  del  loro  caro  scomparso.  Nuovo  giudice.  Stavolta  casi  saranno  esaminati  da  un  nuovo  giudice,  Eleonora  Saccone.  Gli  argomenti  di  discussione  sono  in  linea  di  massima  quelli  del  caso  precedente.  Per  il  Procuratore  mancano  le  prove  dei  reati  commessi,  dalle  doppie  cremazioni  alle  ossa  frantumate  colpi  di  pala  passando  dalle  ceneri  mischiate  chili  chili  gettate  nei  cassonetti.I  legali  delle  famiglie  chiederanno  invece  che  si  proceda  con  un  nuovo  processo  in  quanto  le  settanta  salme  erano  state  cremate  nello  stesso  periodo  di  quelle  oggetto  della  prima  tranche  dell’inchiesta  (condotta  dal  procuratore  Camelio  dai  Carabinieri  della  Sezione  di  Polizia  giudiziaria  coordinati  dal  luogotenente  Tindaro  Gullo)  che  aveva  portato  alle  condanne.  La  difesa.  Tra  gli  argomenti  portati  dai  legali  di  parte  civile,ci  sono  anche  gli  oltre  300  chili  di  ceneri  umane  recuperate  dagli  stessi  carabinieri  nei  cassonetti,  prima  che  venissero  smaltiti  nonché  la  perizia  affidata  dal  Codacons  all’ex  comandante  del  Ris  di  Parma,  generale  Luciano  Garofano,  il  quale  sarebbe  riuscito  ad  estrarre  un  solo  Dna  dalle  urne  aveva  spiegato  che  per  successivi  esami  sarebbe  dovuta  intervenire  la  Procura. 

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