26 Luglio 2010

Formula 1: Otto anni fa un episodio simile

Otto anni fa un episodio simile In Austria, a Zeltweg, Barrichello aveva lasciato via libera a Schumacher
 

 
  
Hockenheim Ha un precedente nel 2002, sempre con la Ferrari, il contestato sorpasso che ha permesso a Fernando Alonso di imporsi su Felipe Massa nel Gp di Germania e che i commissari di gara della Fia hanno giudicato una violazione delle regole costata alla “rossa” una multa di 100 mila dollari (77 mila euro circa).
Era successo a Zeltweg, in Austria, il 12 maggio. Anche allora c’era stata una doppietta della casa di Maranello, con Michael Schumacher che aveva tagliato per primo il traguardo dopo che Barrichello, in testa per tutta la gara, si era fatto superare dopo un’indicazione venuta da Jean Todt. Schumacher ieri si è detto solidale con Massa, aggiungendo di non poter commentare un episodio visto solo in Tv. Ma quel giorno del 2002 l’ex ferrarista se lo ricorda sicuramente bene. Era successo il finimondo dopo quella gara: fischi, parole di fuoco, ricorsi in tribunale. Si mobilitarono anche i Codacons in difesa degli scommettitori “defraudati” ma non servì a nulla.
Flavio Briatore era stato tra i più duri nel dopo gara. “Una vergogna mai vista – aveva detto – un gesto di cattivo gusto, una farsa, Schumacher non ha vinto niente, ha vinto Barrichello”. E dire che proprio Briatore doveva poi essere radiato dalla Formula 1 per il finto incidente al Gp di Singapore del 2008, con Piquet junior costretto dal manager a sbattere per favorire la corsa al titolo – guarda caso – del compagno Fernando Alonso. Dopo il G.P. d’Austria si erano levate salve di fischi dagli 80 mila presenti sul circuito austriaco e durante la conferenza stampa avevano fischiato anche alcuni giornalisti, scandalizzati per la combine. Ralf Schumacher invece era stato uno dei pochi ad assolvere la scuderia. “Mi dispiace per Barrichello ma va capita la scelta della Ferrari”, aveva detto. Era poi arrivata anche l’assoluzione di un tribunale austriaco in seguito a un ricorso presentato da un privato per asserita manipolazione dell’ordine d’arrivo. “Nessun regolamento vieta l’ordine che ha dato la Ferrari – aveva sentenziato il giudice – non c’è alcuna prova o sospetto che possa far credere che l’ordine della Ferrari mirasse ad influenzare i risultati delle scommesse”.

 

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