15 Ottobre 2012

Formigoni si arrende «Ma tornerò»

Formigoni si arrende «Ma tornerò»

 

«Non posso tenere la Regione in agonia» a la giustificazione addotta da Roberto Formigoni per la sua resistenza ad oltranza alla presidenza della Lombardia, pure di fronte all’ abbandono del Carroccio e alla prospettiva di un unico election day ad aprile per politiche e regionali. Se anche i leghisti non dovessero tornare sui propri passi, vuole essere lui a decidere quando andare alle urne, dunque «il più presto possibile », abbastanza da mettere in difficoltà gli ex alleati che gli hanno voltato le spalle e da sembrare ancora padrone della situazione. Ma le reazioni nervose ed immuni ad ogni dato di realtàcon cui il governatore ha provato a difendersi in questi giorni testimoniano, piuttosto, la sua agonia come uomo politico e, soprattutto, come vertice di un sistema di potere che fino a pochi mesi fa sembrava inscalfibile. All’ indomani della contestazione ricevuta nella sua Lecco, dove venerdì sera si trovavaper un convegno, ieri Formigoni si a esibito davanti alle telecamere di Canale 5 e Sky e poi, dopo aver litigato e minacciato di querela stampa e detrattori vari, si a scatenato su Twitter per ribadire i punti salienti del suo intervento televisivo. A cominciare dalla sua promessa di «restare in campo» e di battersi «come un leone ». Davanti al crollo della maggioranzache l’ ha sostenuto per un ventennio, Formigoni si a voluto togliere lo sfizio di contraddire il consiglio federale leghista: «Mandare in crisi un governo come la Regione Lombardia lo ritengo sbagliato in un momento di difficoltà economicacome questo. Ma se i leghisti vogliono che si vada ad elezioni anticipate non possono pensare di tenere in agonia la Regione fino ad aprile» ed allora «per il bene dei lombardi» sivada aelezioni subito. Non immediate, però, percha prima vorrebbe «eliminare il listino dalla legge elettorale», cioa togliere la lista di eletti come premio di maggioranza in cui alle scorse elezioni era stata inserita anche Nicole Minetti, ed approvare il bilancio. Il che vorrebbe dire andare al voto almeno a gennaio. Una cosa a certa: nell’ illustrare lasua «posizione responsabile »,Formigoni ha assicurato la propria presenza «da protagonista» sulla scena: «Alle elezioni io sarò certamente in campo, anche se con una posizione ancora da determinare ». La spavalderia ostentata, «mi batterò come un leone », non a stata però accompagnata da un comportamento freddo e compassato. Il governatore ha tradito evidente nervosismo con il conduttore della trasmissione, Alessio Vinci, dandogli del «comiziante da strapazzo» per avergli chiesto delle vacanze con Pierangelo Daccò: «I giornali hanno detto il falso e pagheranno i danni. Sarò ricco nei prossimi anni e naturalmente darò tutto in beneficienza ». Ed ha ripetuto: « Daccò non ha pagato» le mie vacanze, e «se lei torna a dirlo si prendery una querela». Si a pure irritato con il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, che contestava il vantato buon funzionamento della sanity lombarda che, ad esempio, spende per un solo farmaco contro la depressione 10 milioni di euro l’ anno, mentre in Emilia Romagna se ne spendono 800mila. Ed ha sparato cifre non meglio documentate a chi, in studio, lo invitava a dimettersi: «Qui in Lombardia il 50,1 % degli elettori a percha Formigoni continui la sua esperienza di governo, percha i lombardi mi hanno conosciuto personalmente, sanno come sono e la mia onesty ». Il meglio, però, lo ha fornito raccontando dei propri dubbi sull’ assessore Zambetti, che pure si a tenuto per anni in giunta, fino all’ arresto per collusione con la ‘ndrangheta. «Avevo chiesto con grande forza a tutt i gli assessori dal 2010 di giurare di esser completamente estranei da qualunque sospetto» ha ricordato in trasmissione. «Io avevo avuto dei dubbi su di lui, avevo sentito delle voci, per carity a Milano si sentono voci su tutti gli uomini politici, su quasi tutti gli imprenditori, finanzieri. Gli ho parlato molto duramente e ha giurato più volte che non aveva nulla a che fare. Dunque, se a così, siamo in presenza anche di uno spergiuro che ha tradito la fiducia di tutti noi ». Insomma, a questo si limitava il controllo di Formigoni sui suoi assessori. A semplici parole di rassicurazione. E in serata, ancora in televisione a Sky Tg 24, il governatore non ha accettato nemmeno di essere stato scaricato dal Pdl. La frase di Angelino Alfano, che a Saint Vincent ha scongiurato ogni «accanimento terapeutico », secondo Formigoni sarebbe stata «concordata »con lui. Con il suo partito ci sarebbe addirittura «perfetta intesa ». Anzi: «Sono uomo di squadra, di partito. La Lega ha scelto di andare per suo conto. Noi vogliamo offrire una possibility forte ai lombardi che hanno apprezzato questi 17 anni di buon governo, ai lombardi moderati che non vogliono mettersi nelle mani della sinistra eche la Lega ha deluso ».

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