2 Dicembre 2009

Formigoni avvisato mezzo salvato

Attesa la spallata della Lega in Lombardia. In cambio rinuncerebbe a Veneto e Piemonte
Dopo l’atto di garanzia sullo smog, la resistenza del governatore

 
Un avviso di garanzia sullo smog che non manca di sembrare politicamente inquinato. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha ricevuto un atto di garanzia nell’ambito di un’inchiesta su ambiente e inquinamento (in presunta violazione dell’articolo 674 del codice penale). In sostanza, non avrebbe impedito il superamento dei livelli di smog nella sua regione. Nel dare la notizia: «Eccolo, eccolo il tanto agognato, scongiurato avviso di garanzia. Eccolo, è arrivato», il governatore ha detto di attendersene un altro «se non a ore, a giorni», da L’Aquila, in merito alla modalità di costruzione della Casa dello Studente. Così si è ufficialmente aperta anche in Lombardia la campagna per le elezioni regionali 2010. Partendo dalla scelta dei candidati. È chiaro, infatti, che il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, deve decidere, a questo punto, se tenere duro sul nome di Formigoni. Diversamente, i giochi sarebbero completamente riaperti. Il punto è che nell’entourage del governatore della Lombardia non si temono tanto le iniziative della magistratura, quando quelle della Lega Nord che non non avrebbe mai rinunciato all’idea di candidare un proprio presidente nella regione più importante d’Italia, già al prossimo appuntamento elettorale di primavera. Tempo fa si faceva il nome di Roberto Castelli. E, questa, potrebbe diventare l’occasione giusta per compiere una spallata politica. C’è da notare, infatti, che nella storia del Carroccio, il fulcro del potere situato saldamente fra Varese e Milano ha sempre impedito che nascessero forti leadership altrove. E quando un leader leghista piemontese o veneto ha acquisiva un peso politico significativo, immancabilmente veniva ridimensionatoi. È venuta la volta del capogruppo, Roberto Cota, e il ministro, Luca Zaja, in pole position per il governo nelle proprie regioni? Se Umberto Bossi portasse in fienile il nome del candidato vincente per il posto da governatore in Lombardia, poi, si aprirebbe per il Pdl la possibilità di stringere alleanze in Piemonte e in Veneto con l’Udc auspicate l’altro ieri, proprio a Torino, da Pier Ferdinando Casini «purché non ci sia un candidato leghista». E chissà che in Veneto non possano riaprirsi, a sorpresa, le possibilità di riconferma per il governatore uscente, Giancarlo Galan. Ciò a meno che Berlusconi, con un’eventuale uscita dalla scena di Formigoni, non tenga fermo l’attuale accordo con Bossi su Piemonte e Veneto, cercando un altro candidato Pdl sulla Lombardia (il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, o il sindaco di Milano, Letizia Moratti?). Fin qui i conti senza l’oste, ossia lo stesso Formigoni, il quale naturalmente ha tutta l’intenzione di resistere agli attacchi politici e della magistratura.  Di sicuro, se va avanti così, la situazione lombarda, dove nell’ambito della stessa inchiesta, scaturita da un esposto del Codacons è stato avvisato anche il sindaco di Milano, finirà per dare una mano a Nicola Cosentino. Perché, anche se le due inchieste non sono paragonabili, se nel Pdl passasse le linea della fermezza assoluta nei confronti di una magistratura arrembante in vista delle elezioni, tutti dovrebbero restare fermi al loro posto. Pure il candidato del Pdl per la Campania Da segnalare il fatto che proprio nei giorni scorsi, secondo quanto risulta a Italia Oggi si era discusso nel Pdl di un maggiore coinvolgimento nel partito del sindaco Moratti. Una mossa attribuita direttamente a Berlusconi. In vista di che cosa?

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