9 Dicembre 2015

Fondo salva-banche Ok al finanziamento

Fondo salva-banche Ok al finanziamento

CHIARA DE FELICE Bruxelles Sembrava destinata all’ ennesimo rinvio e invece la tassa europea sulle transazioni finanziarie compie un passo in avanti. Piccolo e di facciata per i detrattori, importante e incoraggiante per i dieci Paesi – Italia compresa – che hanno deciso di andare avanti nonostante la Gran Bretagna prometta un ricorso alla Corte di Giustizia se il balzello toccherà in qualunque modo Londra o i cittadini britannici. E anche sul fondo salva-banche comune, rimasto per mesi in attesa di una soluzione che ne assicurasse i fondi fino a che non sarà pienamente operativo, l’ Ecofin chiude la partita garantendone l’ entrata in vigore dal primo gennaio prossimo. Ostacoli, invece, sul cammino dell’ ultimo pilastro dell’ Unione bancaria, appena posato dalla Commissione europea: Berlino ha esplicitato la sua ferma opposizione allo schema di assicurazione comune dei depositi, perché non intende “condividere i rischi” fino a che le banche non li avranno ridotti. I Paesi della cooperazione rafforzata sulla Tobin tax europea perdono un membro, l’ Estonia, l’ unico che si è rifiutato di sottoscrivere il breve documento comune che ha consentito al dossier di avanzare. Ma bastano nove Stati per mandare avanti la cooperazione, quindi il cammino della tassa proseguirà sotto presidenza olandese a partire già dal prossimo Ecofin. Il testo approvato ieri, spiega il ministro Pier Carlo Padoan, è molto tecnico ma ha un valore politico, perché intende dimostrare “che si sono fatti passi avanti”. Due i messaggi che vuole inviare: “Principi generali, cioè nessun impatto su debito sovrano, e scelte tecniche precise che riguardano i tipi di derivati che vengono coinvolti o no”. La tassa coinvolge solo azioni e derivati, non i titoli di Stato. In particolare, il testo dice che si tasseranno tutte le transazioni su azioni, ma è ancora da decidere su che base territoriale. Si potrebbe cominciare con quelle emesse nei dieci Paesi coinvolti che, suggerisce il testo, “sarebbe più razionale”. Ma si ragionerà valutando i rischi di “ricollocamento”, cioè se gli investitori scapperanno altrove. Sui derivati, invece, si colpiscono sia quelli emessi nei dieci Paesi sia quelli scambiati nel loro territorio ma emessi altrove. Si valuterà inoltre l’ impatto sui fondi pensione. Ma a parte questi “principi”, resta ancora tutto da decidere: ampiezza, calendario di attuazione, aliquota. Tutto si deciderà nei prossimi sei mesi, e se si rispettasse i tempi la direttiva potrebbe entrare in vigore anche nel 2016. Sul fondo salva-banche l’ Ecofin mette invece la parola fine: gli Stati che partecipano all’ Unione bancaria attiveranno una linea di credito che da subito garantirà al fondo fino a 55 miliardi, cioè la dotazione complessiva che il fondo raggiungerà nel 2024 grazie alla contribuzione progressiva dei fondi salva-banche nazionali. Ma completare l’ Unione bancaria con il terzo pilastro, cioè l’ assicurazione comune sui depositi, al momento sembra complicato: il ministro tedesco Wolfgang Schauble è contrario a una nuova condivisione dei rischi, e ha detto che la proposta della Commissione “non ha base legale”. E per restare in tema di rischi, da condividere o meno, centinaia di segnalazioni sono giunte in questi giorni al Codacons da parte di risparmiatori di Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Carife, che “dimostrano inequivocabilmente come i cittadini non abbiano ricevuto adeguate informazioni sui rischi degli investimenti, al momento dell’ acquisto di azioni e obbligazioni subordinate”. Lo afferma l’ associazione dei consumatori, che sta valutando la documentazione ricevuta da oltre 2.000 risparmiatori i quali, al momento hanno aderito all’ azione risarcitoria lanciata sul sito www.codacons.it. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
chiara de felice
 

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