30 Luglio 2014

Fonderie Pisano, è scontro tra Codacons e comitato

Fonderie Pisano, è scontro tra Codacons e comitato
I residenti
contestano la richiesta di chiusura della fabbrica inviata al prefetto
Nuova riunione all’ Asi per trovare un suolo dove delocalizzare lo
stabilimentoMarchetti accusa Pd e Comune «Silenzio grave»

Il vicepresidente nazionale del Codacons, Matteo Marchetti (foto) si è scagliato non solo contro quanti mettono in dubbio l’ operato dell’ associazione ma anche sui vertici istituzionali e politici della città. «Migliaia di persone hanno sentito la puzza, e la trattano come se fosse stata una voce nel deserto – tuona Marchetti – Il problema è politico, se si considera che c’ è stato bisogno dell’ intervento dei comitati per far si che si smuovesse qualcosa. È grave che un partito come il Pd, a parte qualche membro, non sia mai intervenuto. Le posizione dell’ assessore all’ ambiente Gerardo Calabrese sono da sempre troppo morbide». Marchetti nega che la sua una posizione politica e ribadisce: «Vogliamo solo che non si agisca tramite la regola dei due pesi e delle due misure e che venga applicata la legge. A chi ci chiede perché mettere a rischio il lavoro dei dipendenti con la chiusura, rispondo che anche i lavoratori dovrebbero svegliarsi e chiedersi se non sia meglio un ammortizzatore sociale piuttosto che una fonderia che uccide loro e gli altri cittadini». Non si ferma il botta e risposta tra il Codacons e il comitato “Salute e vita”, nato dopo la richiesta di chiusura delle Fonderie Pisano inoltrata al prefetto dall’ associazione per la tutela dei consumatori. A rincarare la dose è il portavoce del comitato, Lorenzo Forte, al quale non è andata giù la presa di posizione del vicepresidente nazionale del Codacons, Matteo Marchetti. «Da mesi stiamo lavorando a favore della delocalizzazione delle Fonderie Pisano – spiega Forte – che potrebbe portare a una definitiva risoluzione del problema salvando sia la salute dei cittadini che il lavoro dei dipendenti. Una scelta coraggiosa, cosa che non è stata fatta dal Codacons. Chiedere la chiusura è facile, e con l’ azione di Marchetti si rischia di mettere a repentaglio tutto quello che abbiamo costruito in questi nove mesi. Abbiamo raggiunto il traguardo del monitoraggio e raggruppato tutte le istituzioni, le associazioni, la proprietà e la Cgil in un solo fronte, per dialogare». Un tentativo di dialogo che prenderà forma in una nuova riunione all’ Asi, il consorzio per lo sviluppo industriale. Forte incalza: « Dov’ era il Codacons quando ci costituimmo parte civile al processo contro Pisano? Dov’ è ora che si sta cercando di risolvere la situazione tenendo conto di tutti? Troppe persone stanno dando dimostrazione di non aver mai studiato veramente la questione». Marchetti risponde a tono, elogiando l’ azione intrapresa dal comitato fino ad oggi ma distanziandosi, e non di poco, da finalità e mezzi. «Non comprendo, come Codacons – spiega l’ avvocato – perché il comitato “Salute e vita” continui ad attaccarci così violentemente. Siamo stanchi di questi attacchi frutto dell’ invidia per la nostra azione, portata avanti su più fronti e non solo su quello delle fonderie, oramai monopolizzato. Attacchi perpetrati poi solo da alcuni membri con evidenti manie di protagonismo, che hanno anche avuto il coraggio di parlare di “inutili provocazioni” da parte nostra. Mi sembra evidente che quando c’ è un grosso problema, ci si debba rivolgere alla massima carica del Governo sul territorio, cosa che abbiamo fatto, senza strumentalizzazioni dato che non prendiamo soldi né abbiamo interessi politici». Quindi la stilettata: «Consigliamo al comitato di cambiare portavoce. Non abbiamo più intenzione di rispondere alle polemiche e a un prossimo attacco risponderemo per vie legali». Riguardo al processo, spiega la mancata costituzione di parte civile col fatto che già si paventava il patteggiamento. E sull’ incontro all’ Asi afferma di attendere un formale invito, «mai arrivato». Emilio D’ Arco ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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