16 Maggio 2019

Fonderie, parte il processo i Pisano scelgono l’ abbreviato

L’ AMBIENTE Angela Trocini Rito abbreviato per i sei imputati nel procedimento penale a carico delle Fonderie Pisano: ieri, davanti al giudice dell’ udienza preliminare Maria Zambrano del Tribunale di Salerno, i consiglieri del Cda, Guido Pisano, Ugo Pisano e Renato Pisano; il direttore tecnico Ciro Pisano, l’ ingegnere Luca Fossati che preparò le procedure per presentare la richiesta dell’ Aia e l’ ingegnere Antonio Setaro che, in qualità di dirigente regionale, rilasciò alle fonderie l’ Aia nel 2012, hanno formalizzato la richiesta di rito abbreviato. I TEMPI La sentenza, che arriverà a gennaio del prossimo anno, sarà quindi pronunciata sulla base degli atti raccolti dalla pubblica accusa: si inizierà il 17 settembre con la discussione del pm Marco Guarriello che, all’ udienza di ieri, ha chiesto al gup un termine per pronunciare la requisitoria e agli avvocati degli imputati di acconsentire alla sospensione dei termini di prescrizione (richiesta accolta dal collegio difensivo costituito dagli avvocati Guglielmo Scarlato per i Pisano e le omonime fonderie; Enrico Follieri per Guido Pisano insieme a Scarlato; Erminio Cioffi per Setaro; Matteo Pagani e Vera Cantoni per Fossati). Le accuse contestate dalla magistratura salernitana vanno dallo scarico di acque reflue inquinanti alla gestione illecita di rifiuti speciali anche pericolosi e alle emissioni nocive in atmosfera, danneggiamento di beni pubblici, gettito di cose idonee a molestare le persone, violazione della normativa antincendio e sulla sicurezza dei luoghi di lavoro (ipotesi contestate ai Pisano) e, per gli ingegneri, abuso d’ ufficio, falsità materiale e ideologica in atto pubblico. Secondo la Procura, infatti, i due professionisti avrebbero «intenzionalmente procurato ai titolari delle fonderie Pisano un ingiusto vantaggio patrimoniale rilasciando il decreto Aia (149/2012), sia perché illegittimo sia perché fondato su documenti che contenevano false attestazioni». BATTAGLIA Al processo si sono costituiti parti civili il ministero dell’ Ambiente, i Comuni di Salerno, Pellezzano, Baronissi, ed associazioni come Salute e Vita, Medicina democratica, Legambiente, Wwf, Codacons, Impatto ecosostenibile e circa un centinaio di cittadini mentre assente è la Regione Campania, che non ha formalizzato la costituzione di parte civile «nonostante le rassicurazioni fatte nei mesi scorsi al comitato e all’ associazione che presiedo», ha detto Lorenzo Forte, «ritenendola una gravissima mancanza. Noi intanto speriamo di avere giustizia e confermiamo la nostra determinazione ad andare avanti ed avere il diritto di vivere e respirare aria pulita». La vicenda approdata davanti al gup scaturisce dal sequestro d’ urgenza delle fonderie Pisano effettuato, su disposizione della procura salernitana, a giugno 2016: per l’ accusa, l’ impianto di Fratte aveva un’ autorizzazione (Aia) «illegittima, illecita ed inefficace» e per di più, sempre secondo le accuse, l’ industria non «rispettava i limiti e le prescrizioni imposte dalla pur illegittima autorizzazione». A riaprire le fonderie, dopo alcuni mesi, furono i giudici del Riesame per i quali le criticità ambientali erano state superate oltre al fatto che l’ Aia rilasciata nel 2012 – a parere dei giudici – era legittima. A tale decisione, del dicembre 2016, si oppose la procura che ottenne dalla Cassazione (nel 2017) l’ annullamento dell’ ordinanza del Riesame con il rinvio degli atti nuovamente a Salerno per una nuova pronuncia. Con una nuova ordinanza, il Riesame (maggio 2018) rispose ai rilievi della Suprema Corte in modo «ampio e motivato», colmando nella seconda pronuncia – come evidenziato dalla stessa Cassazione che a ottobre scorso ritenne inammissibile il secondo ricorso della procura – «le lacune motivazionali» in precedenza riscontrate. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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