Fonderie contro Codacons: non siamo l’ Ilva E il comitato sfida il Comune: ora intervenga
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fonte:
- Il Mattino
L’ AMBIENTE Giovanna Di Giorgio Ai piedi di Palazzo di Città. Ancora una volta. Striscioni e megafono alla mano, il comitato Salute e vita – e stavolta anche i meetup Amici di Beppe Grillo di Salerno, Pellezzano e Baronissi torna ad alzare la voce. La richiesta è che il Comune si costituisca parte civile all’ udienza preliminare per il rinvio a giudizio del cda delle Fonderie Pisano. Dal canto loro, gli imprenditori di Fratte annunciano azioni legali contro le «notizie fuorvianti» che li riguardano. Nel mirino c’ è il Codacons, reo di un «raffronto infondato» tra le l’ opificio di via Dei Greci e l’ Ilva di Taranto. IL COMITATO Tre le richieste avanzate da Lorenzo Forte: «Una presa di posizione concreta sulla questione Fonderie Pisano in occasione dell’ udienza del 3 ottobre in cui si deciderà del rinvio a giudizio dei vertici dell’ azienda». Non solo: «Chiediamo continua Forte – che l’ amministrazione comunale partecipi alla conferenza di servizi indetta per discutere dell’ Aia e dia un parere sia urbanistico che sanitario». Alle due richieste, si aggiunge quella di chiusura dello stabilimento: «Il Comune deve fare la sua parte aggiunge l’ avvocato Franco Massimo Lanocita – Il sindaco è la prima autorità sul territorio che deve vigilare sulla salute pubblica, può intervenire con ordinanze contingibili e urgenti». Il legale del comitato è chiaro: «Già nel 2017 l’ Arpac aveva rilevato che nove Bat, le migliori tecnologie possibili, non erano state applicate. A luglio l’ Apac ha verificato che i Pisano non hanno ottemperato. Quindi attacca – chiediamo la chiusura dello stabilimento per il contrasto con la normativa di settore». E ribatte pure ai legali dei Pisano, che parlano di «pieno rispetto» delle prescrizioni: «Il problema è la realtà dei datti. La relazione dell’ Arpac dice che le Bat sono parzialmente applicate sostiene Lanocita – Vuol dire che non sono applicate al 100%, quindi le fonderie operano fuori legge». Accanto ai cittadini, anche l’ onorevole di Leu Federico Conte: «La sensazione è che ci sia un gioco delle parti delle istituzioni interessate, la Regione e il Comune in primo luogo. Sarebbe invece necessario uno sforzo concreto afferma – Chiudano le fonderie, accompagnino i livelli occupazionali in modo da non determinare perdite di reddito fino all’ apertura del nuovo stabilimento, se è vero che se ne vuole aprire uno nuovo, altrimenti riconoscano che questa battaglia le istituzioni la combattono per i pochi e per i privilegi e non per i molti e per la salute». L’ AZIENDA I Pisano non stanno a guardare. «La Fonderie Pisano Spa hanno dato mandato ai legali per intraprendere tutte le iniziative di legge in relazione alle molteplici e fuorvianti notizie scrive l’ avvocato Salvatore Sica – circa presunti abusi e illeciti comportamenti da essa ipoteticamente posti in essere nel corso della propria attività, con l’ enfatizzazione di atti endoprocessuali e soprattutto non definitivi, e meno che mai supportati da riscontri ottenuti all’ esito del necessario contraddittorio tecnico». Nel mirino dei Pisano, stavolta, c’ è il Codacons e un «raffronto del tutto infondato in fatto e in diritto» tra le Fonderie Pisano e l’ Ilva. E giù a rimarcare le profonde differenze tra le due realtà. Tra le quali, la produzione, con le fonderie che hanno «una produzione annuale più o meno pari (nella migliore delle ipotesi) alla produzione giornaliera dell’ Ilva», e l’ estensione, con le prima che si estendono su una superficie pari a «meno di un centesimo» di quella dell’ Ilva. «Evidente conclude Sica – la strumentalità del richiamo alla vicenda Ilva, mentre anche in linea teorica il paragone non regge, soprattutto in riferimento alla sostanziale differenza in termini di impatto ambientale». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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