25 Luglio 2014

Fmi vede al ribasso Pil italiano

Fmi vede al ribasso Pil italiano

NEW YORK L’ economia italiana crescerà quest’ anno meno del previsto. Ed è allarme conti pubblici, con il deficit che – in presenza di una crescita anemica – potrebbe schizzare al di sopra del 2,6% previsto dal governo, poco sotto la fatidica soglia del 3% dell’ Unione Europea. Il Fondo Monetario Internazionale taglia le stime 2014 per il Pil dell’ Italia a un modesto +0,3%, ovvero 0,3 punti percentuali in meno rispetto al +0,6% previsto in aprile e ben distante dal +0,8% stimato dal governo Renzi nel Def. La stima del Fmi è in linea con il +0,2% stimato dalla Banca d’ Italia e da Confindustria. Nel 2015, invece, l’ economia italiana dovrebbe ripartire, in un contesto internazionale che ritrova slancio. Per il Fmi, il Pil stimato crescerà di un +1,5%. Ma la revisione al ribasso di quest’ anno rischia di complicare i piani del governo: calcolando che il Pil italiano vale circa 1.500 miliardi di euro, la differenza fra lo 0,3% stimato dal Fmi e lo 0,8% previsto dal governo vale circa 7,5 miliardi di euro e questo si traduce in 1,3-1,5 miliardi di euro in meno di entrate nelle casse dello stato stimate fra il 15-20% dei 7,5 miliardi. Una differenza pesante considerando che solo per stabilizzare il bonus di 80 euro servirebbero nel 2015 circa 10 miliardi di euro. L’ attenzione è ora al 6 agosto, quando l’ Istat diffonderà il dato sul pil del secondo trimestre. Una eventuale revisione al ribasso farebbe automaticamente salire il deficit, ora stimato al 2,6%. COMMERCIO AL DETTAGLIO E che la crisi non è ancora superata lo dimostrano anche le vendite al dettaglio. Dopo la crescita di aprile, la più alta da tre anni, a maggio l’ Istat registra un calo delle vendite dello 0,7% rispetto al mese precedente e dello 0,5% rispetto al 2013. Il rimbalzo di aprile era «un’ illusione ottica», secondo il Codacons, determinata dall’ effetto Pasqua che è stata festeggiata con un mese di ritardo rispetto all’ anno precedente. L’ Istat rileva che i nuovi dati «non danno segnali positivi» e i discount sono gli unici esercizi alimentari in crescita. I loro scontrini sono in aumento del 2,4% sull’ anno mentre diminuiscono dello 0,9% quelli dei supermercati e dell’ 1,1% quelle degli ipermercati. La grande distribuzione nel suo complesso tiene, con vendite invariate rispetto al 2013. Soffrono, invece, i negozi di piccole superfici (-1,1%). Gli acquisti di cibo, in particolare, diminuiscono dell’ 1,2% sul mese precedente e dello 0,5% sull’ anno. Due italiani su tre hanno tagliato la spesa in qualità e quantità, osserva la Coldiretti, e 3 milioni di famiglie sono costrette a rifornirsi negli hard discount, il 48% in più rispetto all’ inizio della crisi.

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