Fmi alza le stime per l’ Italia il Pil 2018 salirà dell’ 1,5% ma frenato da debito e Npl
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- La Sicilia
serena di ronzaNew York. La ripresa italiana accelera, ma è minacciata dall’ incertezza politica che rischia di pesare sull’ agenda delle riforme. E soprattutto sulla necessaria riduzione del debito che, pur previsto in calo sotto il 130% quest’ anno, resta un macigno. Così come lo sono i “Non performing loans”, che sempre più rappresentano un ostacolo all’ erogazione del credito. Il Fondo monetario internazionale rivede al rialzo le proprie stime di crescita per l’ Italia: il Pil nel 2018 salirà dell’ 1,5%, ovvero 0,1 punti percentuali in più rispetto a gennaio e 0,4 rispetto allo scorso ottobre. Nel 2019 la crescita si attesterà all’ 1,1%, invariata rispetto alla stima di inizio anno, ma ritoccata al rialzo di 0,2 punti rispetto a ottobre.La ripresa «è merito in primo luogo di famiglie, imprese, delle comunità», dice il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che sottolinea: «I governi possono aiutare queste dinamiche, ma non vengono create dall’ alto, da questo o quel provvedimento». Il balzo dell’ economia però non basta: l’ Italia resta fanalino di coda di Eurolandia, l’ unico Paese insieme al Belgio a crescere meno del 2% del 2018. Fanno meglio la locomotiva tedesca, la Francia, ma anche Spagna e Grecia. Nei confronti di queste ultime l’ Italia ha, però, un punto di forza: un mercato del lavoro in condizioni migliori. Il tasso di disoccupazione è, infatti, decisamente più basso: quest’ anno si attesterà al 10,9% per poi calare ulteriormente al 10,6% del 2019. L’ Italia – è l’ auspicio del Fmi – dovrebbe rivedere la contrattazione salariale collettiva, così da consentire una maggiore flessibilità per allineare i salari con la produttività.Intanto, l’ inflazione a marzo è rivista in lieve calo dall’ Istat. Il mese scorso l’ indice nazionale dei prezzi al consumo, al lordo dei tabacchi, è aumentato dello 0,3% su base mensile e dello 0,8% su base annua, da +0,5% di febbraio, rispetto ad una stima preliminare in crescita dello 0,9%. La limatura allo 0,8% si traduce comunque in un aggravio di spesa di 243 euro su base annua per la famiglia tipo e di 313 euro per un nucleo composto da quattro persone, secondo le stime del Codacons.
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