7 Maggio 2008

Fisco online: sia Visco a pagare non i contribuenti

Solo una piccola minoranza di giacobini (da Stefano Rodotà agli esponenti dell`estrema sinistra) ha espresso sinceri apprezzamenti per l`iniziativa di mettere on line le dichiarazioni dei redditi degli italiani, ma si è trattato ? appunto ? di un piccolo drappello presto sommerso dall`indignazione generale. In un`Italia incapace di mostrare un minimo di serietà perfino sulla vicenda Alitalia, questa è davvero una buona notizia perché attesta come vi siano principi, come il diritto alla privacy, che ancora sono riconosciuti come tali. Basti questa piccola nota personale: la notizia m`è giunta all`orecchio mentre mi trovavo in un ufficio pubblico dove due impiegati, dipendenti pubblici e a redditi fisso, commentavano veramente sdegnati la decisione ministeriale, resa nota dalle agenzie quel pomeriggio. È pure significativo che realtà in genere tutt`altro che ispirate da istinti liberali quali sono le associazioni dei consumatori abbiano formulato proteste molto nette di fronte all`iniziativa del governo Prodi, assunta per così dire in articulo mortis. Il Codacons è arrivato addirittura ad avviare un`iniziativa legale che, a detta dei promotori, dovrebbe comportare un indennizzo di ben 20 miliardi a favore dei contribuenti, lesi nel loro diritto alla riservatezza. Sorge però un problema. Immaginiamo che le cose vadano secondo le attese dell`organizzazione diretta da Carlo Rienzi. Lo Stato attribuirà una cifra equivalente a circa 520 euro ad ogni contribuente, ma per farlo dovrà aumentare le tasse o ridurre la spesa pubblica. In ogni caso, quei soldi arriveranno nelle tasche degli italiani, ma in fin dei conti li pagheranno gli italiani stessi. Ha senso tutto ciò? Tale violazione di uno dei diritti fondamentali, quello alla privacy, deve allora essere l`occasione buona per iniziare a introdurre davvero anche nel nostro ordinamento ? al di là di norme disattese e regole troppo generiche ? il principio della responsabilità del funzionario pubblico e dell`uomo politico. La decisione di pubblicare i dati degli italiani è stata del vice-ministro Vincenzo Visco? Se si dimostrerà che è andata così, sarà lui che in un modo o nell`altro dovrà pagare. E se emergerà invece che la colpa è da attribuire a un funzionario, è giusto che siano prese misure punitive nei riguardi di questo grand commis. In un caso o nell`altro, dovremo avere nomi e cognomi, e una precisa ricostruzione di tale azione lesiva dei nostri diritti. Quando a causa di gravi negligenze alcuni operai rimangono feriti in un incidente sul lavoro, giustamente si cercano i colpevoli e si chiede che siano chiamati a pagare. Tutto questo non esprime necessariamente un fanatismo vendicativo, ma viene dalla consapevolezza che una società corretta premia chi lo merita, ma anche sa infliggere un`adeguata punizione a chi non rispetta le giuste regole. Non si capisce allora perché le eventuali colpe di Visco o di qualche suo collaboratore dovrebbero essere addossate agli italiani. E più in generale non si comprende perché debbano esserci sempre due pesi e due misure: così che se un privato sbaglia viene posto alla gogna anche senza un`analisi attenta di ciò che è avvenuto, mentre nel caso del pubblico funzionario ogni imputabilità viene negata fin dall`inizio. Chiedere 20 miliardi a Vincenzo Visco o al direttore dell`ufficio del Fisco, Massimo Romano, certo può essere eccessivo e irragionevole. Ma ancor più assurdo sarebbe fingere

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