«Firmate tutti per ridurre l`ingiusta Iva sul gas»
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fonte:
- Il Gazzettino
Una normativa ambigua e ingiusta permette oggi alle società di fornitura del gas di applicare un`Iva del 20\% sui consumi e persino sulle accise, mentre l`aliquota dovrebbe essere del 10\% per uso cucina e scalda acqua e del 20\% per il solo consumo da riscaldamento. Per questo abbiamo deciso di presentare una proposta di legge d`iniziativa popolare per cancellare uno status quo gravemente lesivo per i cittadini e che configura inoltre gravi sperequazioni tra chi abita in zone fredde e chi gode invece di climi più miti, che impone un costo superiore a tutti i possessori di caldaia unica a gas e che, con l`apposizione dell`Iva sulle accise, presenta anche numerosi dubbi di costituzionalità.
L`iniziativa per uniformare al 10\% l`Iva da applicare sul solo consumo domestico del gas e che ha tra i suoi promotori, oltre alla Federconsumatori, l`Adoc, l`Adusbef e il Codacons del Veneto.
E` tempo di dire basta alla furbizie mascherate da difficoltà tecniche nel distinguere i tipi di consumo; quella a gas è poi l`unica modalità di risaldamento sui viene applicata un`Iva del 20\%. Il problema che ci troviamo ad affrontare è grave e diffuso e le aziende erogatrici si difendono dietro alle difficoltà di distinguere il consumo, cosa ovviamente impossibile se si possiede una sola caldaia a gas, mentre chi, e sono pochi, ha due contatori o quei cittadini che vivono in abitazioni condominiali dove esiste ancora il riscaldamento centralizzato, pagano effettivamente il 10\%. L`ambiguità della legge ha quindi concesso ampi spazi di manovra alle ditte erogatrici, che “semplificano“ tutto appplicando indiscriminatamente l`aliquota del 20\%.
A supporto della nostra posizione c`è una sentenza del giudice di pace di Massa Carrara che, su richiesta di un utente, ha stabilito che l`azienda di fornitura debba restituire il 10\% pagato in più negli ultimi 10 anni. Ma dal momento che le pronunce del giudice di pace non fanno giurisprudenza, e che comunque diversi giudici di pace potrebbero giungere a pareri difformi o anche totalmente differenti, i cittadini si ritroverebbero costretti a percorrere la tortuosa strada delle cause civili per ottenere i rimborsi. Ecco perché abbiamo deciso di imboccare la via della legge di iniziativa popolare.
Una ulteriore dimostrazione di quanto sia sentito il problema viene dalla sempre maggiore cautela della gente nell`uso il riscaldamento – le cui bollette sono oramai salatissime – e il sempre crescente ricorso a forme alternative, come le stufe a legna o quelle a pellettes.
Per firmare i cittadini possono recarsi presso le sedi dei Comuni della Provincia. Nei prossimi giorni verranno inoltre organizzati alcuni appuntamenti nelle piazze delle città per la raccolta delle 50 mila sigle necessarie per far approvare la proposta di legge nelle aule del Parlamento. Per raggiungere l`obbiettivo del minimo di firme c`è tempo fino al prossimo 31 gennaio.
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