15 Febbraio 2013

Fiorito, è subito lite sulle parti civili

Fiorito, è subito lite sulle parti civili

 

La difesa: il gruppo Pdl non c’ entra, già si è costituita la Regione PROCESSO AL VIA Teso, dimesso nell’ abbigliamento ma sempre sicuro di sé. Così è apparso ieri mattina, in tribunale a Roma, Franco Fiorito, l’ ex capogruppo del Pdl al Consiglio regionale del Lazio finito sotto processo per l’ accusa di peculato. Ad attenderlo una folta schiera di cronisti con i quali Fiorito non è stato particolarmente loquace. E a chi gli ha chiesto se gli mancava la campagna elettorale (che in questi giorni imperversa) Francone ha risposto: «Per ora non ho alcun interesse verso la competizione elettorale. Un domani, se verrà ristabilita la verità sono pronto a tornare in politica», ha aggiunto prima di varcare l’ ingresso della cittadella giudiziaria. Ma in serata il suo avvocato, Enrico Pavia, ha subito frenato: «Fiorito ora è fortemente concentrato sul processo. Di politica non se ne parla proprio». Nel corso dell’ udienza, durata circa due ore, il gup Rosalba Liso ha ammesso come parte civile la Regione Lazio riservandosi, invece, sulle istanze presentate dai legali del Codacons e del gruppo Pdl che avevano presentato istanza di costituzione. Gli avvocati di Fiorito, Enrico Pavia e Carlo Taormina, si sono infatti opposti a tale costituzione perchè, spiega l’ avv. Pavia «c’ è già la Regione, non capiamo che cosa possa entrarci il Gruppo del Pdl che è una emanazione della Regione stessa». Nella prossima udienza, prevista per il 21 febbraio, si deciderà, dunque, sulle parti civili e anche sulla richiesta di rito abbreviato e sulla richiesta di patteggiamento per Bruno Galassi e Pierluigi Boschi, addetti alla segreteria di Fiorito e finiti, anche loro, sotto processo. Intanto Fiorito resterà agli arresti domiciliari ad Anagni presso l’ abitazione della madre. L’ ex capogruppo, in queste mesi di interrogatori e indagini, ha sempre respinto l’ appropriazione illecita di denaro. Quel milione e 400mila euro confluiti sui suoi conti correnti, anche all’ estero, tramite 193 bonifici, erano soldi – ha dichiarato agli inquirenti – dovutigli in base al cumulo di cariche che ricopriva alla Pisana. Una tesi che per i pm non regge. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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