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15 Febbraio 2013

Fiorito in aula: «Chiarisco tutto e torno in politica»

Fiorito in aula: «Chiarisco tutto e torno in politica»

 

 

Il primo giorno da imputato di Franco Fiorito comincia alle 10.30 ai cancelli della cittadella giudiziaria. Gessato grigio, cravatta a pallini, scarpe di gomma con vistosa suola bianca, fresco di taglio di capelli, leggermente pallido. Arriva a piedi, diretto verso l’ aula dove comincia il processo che lo vede accusato di aver sottratto più di 1,3milioni di euro di fondi pubblici alla casse del gruppo pdl della Regione. Entra dall’ ingresso visitatori dopo aver avuto il permesso speciale per lasciare i domiciliari, e forse non si aspetta di trovare fotografi, cronisti e cameramen ad attenderlo – non solo metaforicamente – al varco. Sembra sorpreso, perde l’ orientamento, si va a chiudere in un angolo, finché non intervengono le guardie a indirizzarlo verso il cancello giusto. Nel frattempo si lascia andare a dichiarazioni che, come vedremo, faranno infuriare uno dei suoi difensori. «La campagna elettorale? Non la guardo, non mi interessa, al momento sono fuori dalla politica. Se tornerò in politica? Perché no, ma prima devo far emergere la verità. Quale? Quella che ho già raccontato ai magistrati». Manda un saluto ai detenuti come è in uso su alcune radio napoletane che passano i pezzi con dedica dei cantanti neomelodici e imbocca i corridoi della Procura. Oltre un’ ora di attesa, poi comincia l’ udienza che lo riguarda. Ne esce dopo due ore, preceduto dal pm Alberto Pioletti e «scortato» dalle urla dell’ avvocato Carlo Taormina all’ indirizzo dei giornalisti ai quali invece tante volte ha affidato le sue «verità». I carabinieri lo accompagnano fino all’ auto di scorta del suo legale, vetri oscurati, uscita secondaria. Torna dalla mamma, ad Anagni: «Il carcere – dove è rimasto dal 2 ottobre al 27 dicembre, ndr – è un posto senza precedenti nella civiltà italiana, orripilante». La Regione dei cui sprechi e abusi è diventato il simbolo, fine a farne un caso nazionale di mala-politica, si è appena costituito parte civile contro di lui, rappresentata dall’ avvocato Francesco Scacchi. Ancora sospesa la decisione del gup Rosalba Liso su analoga richiesta avanzata dal Codacons e dal gruppo politico che ha guidato per due anni, fino a che esplodesse lo scandalo. Così come è rimandata alle prossime udienze la richiesta di patteggiamento avanzata dai suoi ex segretari, Bruno Galassi e Pierluigi Boschi, coimputati nel processo. Prossima udienza il 21 febbraio, vigilia delle elezioni. Di Batman, però, ci sarà solo l’ ombra. Fulvio Fiano RIPRODUZIONE RISERVATA.

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