5 Luglio 2014

«Finite sugli scogli anche le speranze di Schettino»

«Finite sugli scogli anche le speranze di Schettino»

di Pierluigi Sposato GROSSETO È stata una settimana ad alta tensione, dentro e fuori dall’ aula-teatro. Con battibecchi sedati a fatica dal presidente Giovanni Puliatti – che ha fatto spesso ricorso anche a qualche battuta e a qualche sorriso per spegnere le polemiche – e con battute taglienti a udienza chiusa. Come quella del procuratore capo Francesco Verusio, che ieri ha riassunto il punto di vista della Procura al termine del tour de force processuale: «Se Schettino aveva delle speranze, in questa settimana che abbiamo sentito tutti i consulenti e i periti del Tribunale, credo che anche queste speranze si siano infrante sullo scoglio». Il processo come il naufragio, insomma, perché secondo Verusio «ogni udienza di questo processo non ha fatto altro che confermare l’ impianto dell’ accusa che abbiamo messo in piedi sin dall’ inizio». Verusio non crede alle simulazioni di difesa e Codacons («fantasiose» e in contraddizione tra di loro) e nemmeno all’ incidenza dell’ errore del timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin: «Quando il timoniere ha sbagliato, la nave era già impegnata sullo scoglio». Francesco Schettino, invece, alla bontà e alla validità scientifica delle simulazioni e-o ricostruzioni crede eccome e ribadisce che senza l’ errore, senza l’ incomprensione dei suoi ordini, l’ urto non ci sarebbe stato: «Tutte e tre le perizie giungono alla stessa conclusione, ciò non significa scaricare la responsabilità su altri». E sul timoniere aggiunge: «Non lo aveva nominato io». Peccato che Rusli Bin non si sia presentato come testimone, come anche l’ ufficiale Silvia Coronica che si è avvalsa della facoltà di non rispondere: «Potevano essere testimoni chiave, specialmente Coronica che vedeva quello che succedeva dietro di me». Schettino afferma ancora di non essere scappato dalla Concordia: «Stavamo rimanendo schiacciati dalla nave», spiega per far capire qual era la situazione. E riafferma di aver «sottratto a morte certa» i passeggeri a bordo della lancia rimastra incastrata che aveva lui stesso liberato. E se la lancia 6 era rimasta incastrata era perché c’ era stata una manovra errata. Ieri, prima della lettura dell’ ordinanza che dissequestra la Concordia e anche i tre mezzi di salvataggio mantenuti per eventuali accertamenti, l’ udienza aveva visto alcune precisazioni del collegio peritale sul funzionamento del generatore di emergenza, apparato che aveva funzionato soltanto in parte. Il professor Enzo Dalle Mese ha specificato che «il Dge non doveva andare in sovraccarico e che l’ impostazione era corretta». I calcoli, ha aggiunto l’ ingegner Vittorio Bucci sono fatti alla consegna dell’ impianto. E alla domanda dell’ avvocato Cesare Bulgheroni che voleva sapere il motivo per il quale il Dge era stato spento la risposta dei periti è stata una sola: «Per paura».

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