Finisce sotto inchiesta il mondo dei telequiz
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fonte:
- La Sicilia.it
Fra gli «avvisati» per gioco abusivo anche il conduttore Enrico Papi
ROMA ? «La vita è tutto un quiz e io l`avevo previsto». Renzo Arbore commenta così la notizia che ha lasciato a dir poco sorpresi i suoi colleghi di Rai, Mediaset e La7.
Esercizio abusivo di attività di gioco e di scommessa. Questo è il reato ipotizzato nei quattordici avvisi di garanzia inviati, tra gli altri, al conduttore Enrico Papi, a Enrico Mauri, ex amministratore delegato di La7, a responsabili di call center collegati alle trasmissioni, ai vertici delle società di produzione «Aran Endemol» e «Mediagames».
Sotto accusa le trasmissioni «Chi vuol esser miliardario», «Call Game», «Dom&Nika In», «Vinci3» e «Sarabanda» perché organizzate senza la previa autorizzazione dell`Agenzia delle entrate del ministero delle Finanze che tutela lo Stato e i partecipanti ai giochi di abilità e di sorte.
Ma non è questa l`unica irregolarità. Il pm di Roma, Laviani, vuole fare luce sui costi delle telefonate per partecipare ai giochi. Dietro il provvedimento ci sarebbe la pressione delle associazioni di consumatori.
Gli esposti presentati al Garante delle comunicazioni – che ha segnalato il caso alla Procura, la quale ha a sua volta notificato gli avvisi di garanzia ieri mattina – hanno dato il via tutta la vicenda.
Enrico Papi sarebbe l`unico presentatore indagato. Era l`unico, infatti, che in prima persona pronunciava il numero di telefono a pagamento da comporre per poter accedere alle selezioni e, quindi, per partecipare al gioco.
Negli altri casi, invece, i numeri telefonici venivano pubblicizzati da una voce fuori campo o dalla scritta in sovraimpressione. Il conduttore di «Sarabanda» cade dalle nuvole. «Sono sconvolto – dice Papi – la mia trasmissione usava quel numero solo per fare casting».
Nessuna speculazione, assicura. Ma saranno i suoi avvocati a fare i conti con la magistratura.
Se Mediaset attende di vedere quale piega prenderà l`inchiesta prima di prendere una posizione ufficiale, il legale della «Aran Endemol» parla subito. L`ipotesi di reato formulata è «una chiara forzatura, perché il presupposto della legge è il concetto di gioco abusivo e non capisco come possa ritenersi abusiva una trasmissione televisiva».
Per rendere chiaro il concetto, l`avvocato Ruggiero prefigura uno scenario improbabile: «La cosa che trovo paradossale è che all`art.1 la legge prevede che risponde dello stesso reato anche chiunque partecipi al gioco in questione… Vuol dire che anche i telespettatori che hanno telefonato saranno chiamati a rispondere»?
Poi, il legale fa un`osservazione di non poco conto. Come metterla con il «gestore telefonico»? La convinzione è che non ci sia una norma specifica violata e che il magistrato sia stato «costretto» ad agire per le richieste dei consumatori.
Anche l`ufficio legale della Rai replica immediatamente. Per quanto riguarda il gioco di «Domenica in» (Vinci3), il reato è insussistente perché, essendo solo un momento di spettacolo all`interno di una trasmissione, secondo la legge non era necessario richiedere la previa autorizzazione del ministero delle Finanze.
I telespettatori, inoltre, «erano chiaramente avvertiti» dell`importo fisso della telefonata. La battaglia delle associazioni dei consumatori è avviata. Puntualissimo, il responsabile Codacons precisa: «Un conto è l`atto informativo, con cui si dichiara il costo della telefonata, un conto è l`atto concessorio con cui il ministro delle Finanze autorizza un gioco, una tariffa per le telefonate. E se non ce l`hai, si parla di frode fiscale e truffa ai danni dei consumatori».
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