6 Ottobre 2010

Finisce l’interim allo Sviluppo, arriva Romani

Il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, ha giurato al Quirinale nelle mani del capo dello Stato

Roma.

Dopo oltre 150 giorni di interim firmato Berlusconi, il ministero dello Sviluppo Economico ritrova un titolare ‘a tempo pieno’: dalle 19 di questa sera, dopo vari annunci, polemiche politiche e richiami del Quirinale, Paolo Romani assume la guida del dicastero di via Veneto. Una cerimonia rapida, quella del giuramento al Colle, senza nemmeno il brindisi di prassi. Un passaggio di consegne quasi a tempo di record con Berlusconi che devia il corteo dal Quirinale a via Veneto prima di rientrare a Palazzo Grazioli. E in meno di un’ora la ‘pratica’ si e’ risolta. Cosi’ come si e’ anche risolta, decadendo, la questione legata alla mozione di sfiducia al ministro ad interim presentata dalle opposizioni che l’Aula della Camera avrebbe votato domani. Ma la chiusura della lunga vacatio non ferma le polemiche alimentate dalla decisione del premier di promuovere quello che viene considerato dalle minoranze parlamentari un simbolo dell’imprenditoria televisiva privata targata Berlusconi.

 

 

La battuta piu’ pungente viene da Pier Ferdinando Casini: "avrei preferito Fedele Confalonieri" ha commentato sarcastico. La maggioranza ha difeso con forza la decisione presa dal premier. Per il ministro delle politiche comunitarie Andrea Ronchi "e’ una scelta giusta, che rafforza la solidita’ del governo". Gianfranco Rotondi, ministro per l’attuazione del programma di governo, ha descritto Romani come "un politico bravo, attento, scrupoloso. Sapra’ fare bene ed entra in un esecutivo che ha risolto tante emergenze e conseguito risultati importanti". Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ha invitato le opposizioni a "trovare un momento di ragionevolezza e di senso di responsabilita"’. "Dovrebbero comprendere – ha aggiunto – che , almeno sul terreno della ripresa economica, il loro compito dovrebbe essere quello di confrontarsi e concorrere in modo positivo". Ma si e’ trattato di un invito caduto nel vuoto prima ancora che fosse pronunciato.

 

 

Dal Pd, Pier Luigi Bersani accusa il governo ancor prima della nomina ufficiale di essere bugiardo come Pinocchio: "Mastro Geppetto costruira’ in legno il ministero dello sviluppo. La verita’ e’ che qualunque ministro venga non trovera’ piu’ il ministero". "La nomina di Romani – ha spiegato Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd al Senato – rappresenta anche simbolicamente l’apice del conflitto di interessi". Piu’ duro e’ stato l’atteggiamento dell’Idv, anche se orientato allo stesso filone di critica. "Berlusconi ha scelto – ha detto il capogruppo alla Camera Massimo Donadi – l’uomo meno adatto perche’ e’ stato il braccio armato di Mediaset nelle istituzioni e il fiduciario del premier per la tutela dei suoi interessi nell’etere".

 

 

In casa sindacale il leader della Cgil Guglielmo Epifani ha accusato il governo di inefficienza: "piu’ che un ministro ci serve una politica industriale", avverte. Conciliante la Uil che con Luigi Angletti da’ fiducia a Romani: "ha fatto gia’ il viceministro, non deve quindi inventarsi una politica". "Pessima scelta", invece, per il Codacons a cui fa da contraltare l’elogio della Confapi felice di avere un ministro che conosce le piccole e medie imprese. Da viale Astronomia si tira infine un sospiro di sollievo dopo le critiche rivolte al governo per il permanere di quella casella riempita solo a meta’: "Siamo tutti soddisfatti di avere il nuovo ministro dello Sviluppo Economico, gli facciamo un ‘in bocca al lupo’ e gli chiediamo di essere operativo immediatamente", ha detto in serata la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia.

 

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