27 Maggio 2015

Finisce l’ era Uber? Il giudice: è sleale

Finisce l’ era Uber? Il giudice: è sleale

Tassisti 1 – autisti UberPop 0. Il derby del trasporto pubblico lo vincono le auto bianche. Il giudice milanese Claudio Marangoni, con un’ ordinanza di 18 pagine, spegne i motori dei guidatori privati al servizio dell’ app low cost: «UberPop interferisce con il servizio taxi svolto dai titolari di licenze. La mancanza di titoli autorizzativi comporta un vantaggio concorrenziale e uno sviamento di clientela indebito. Senza i costi inerenti al servizio taxi, gli autisti possono applicare tariffe sensibilmente minori». Il giudice ha stabilito che il provvedimento vale per tutta Italia per non incorrere in una bocciatura per incostituzionalità. Uber ha tempo 15 giorni per mettersi in regola, se non vuole pagare una sanzione di 20 mila euro al giorno. Uber replica con Zac De Kievit, direttore legale Europa: «Decisione che rispettiamo ma non comprendiamo. Faremo appello per non privare migliaia di cittadini di una soluzione sicura ed economica per muoversi in città. Ci preoccupa che migliaia di driver rischino di perdere una risorsa economica. La Commissione Europea ha chiesto che non ci siano discriminazioni nella regolamentazione di servizi basati sulle tecnologie». Uber Black, che si appoggia alle auto a noleggio con conducente, continua ad esistere. Finisce per ora il solo servizio Pop che si affida a utenti privati. Quello attivo da sempre a New York, imitato da 20 app a Londra, contestato in Germania e ora stoppato in Italia. Anche se la sensazione di una partita ancora tutta da giocare rimane, visto che solo pochi giorni fa a Torino un giudice ha cancellato le sanzioni dei vigili contro due autisti, pur non riconoscendo legittimità al servizio. L’ ordinanza milanese deflagra invece in tutta Italia: «I “danni” provocati da UberPop erano ampliati da Expo, era urgente intervenire». E ancora: «Il servizio non era utile alla collettività anche in termini di riduzione dell’ inquinamento perché sembra stimolare l’ uso di mezzi privati. Il servizio poi ha determinato un salto di qualità del fenomeno abusivi». Sembra una vittoria totale dei tassisti che avevano fatto ricorso dopo aver minacciato sfracelli e fatto sciopero contro la app. Anche se i tassisti milanesi, pur soddisfatti, hanno qualche osservazione da fare: «Era compito delle istituzioni intervenire, non dei giudici». Ma da quel versante se ne sentono di ogni tipo. Secondo il Codacons «questa sentenza è un danno enorme perché limita la concorrenza». Paolo Uggè di Confcommercio pensa il contrario: «Chi trasporta deve essere un professionista. Ma ora il governo attui le riforme». Divisa è pure la politica. Matteo Salvini della Lega canta vittoria: «Bellissima notizia. C’ è gente che ha pagato delle licenze. Facciamo fare il tassista a chi lo sa fare». Linda Lanzillotta, vicepresidente del Senato, Pd, non è d’ accordo: «UberPop non è il diavolo. Ok regolamentare, ma non limitare libertà di scelta dei cittadini». Giuliano Pisapia, sindaco di Milano, è salomonico: «Decisione condivisibile, Uber continui ma nella legalità». Da vedere come finirà il derby dopo il ricorso di Uber, in un campo dove per ora in Europa valgono i regolamenti fai da te.
fabio poletti

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