8 Gennaio 2019

Finisce in Procura il caso trivelle la Regione: Conte può fermarle

un esposto-denuncia dei verdi. il presidente emiliano: “il governo eserciti l’ autotutela”
Il Codacons: “Valuteremo se sia il caso di procedere con l’ accusa di disastro ambientale” Autotutela: è la parola chiave con cui il presidente Michele Emiliano inchioda il governo alle sue responsabilità sulla concessione di tre permessi di ricerca di idrocarburi alla Global Med, fra la Calabria e il Capo di Leuca, mentre pende la spada di Damocle del rilascio di ulteriori quattro permessi nello Ionio e nell’ Adriatico alla Northern Petroleum, che ha già ottenuto la Via ( Valutazione di impatto ambientale). Il tutto a fronte di un valore molto basso di quelle autorizzazioni: lo Stato incasserà 5,16 euro a chilometro quadrato, circa 11mila euro all’ anno per ogni concessione, per un totale di nemmeno 70mila euro spalmati su sei anni, a fronte di potenziali danni causati dall’ air gun su 2mila 232 chilometri quadrati. Emiliano si riappropria di uno dei cavalli di battaglia per la campagna elettorale pentastellatadello scorso anno, preparandosi a usarlo per la sua di campagna, che punta alla rielezione nel 2020, nella quale gli elettori che si sentono traditi dai 5 Stelle – per la retromarcia su Ilva, Tap e ora trivelle – potrebbero avere un peso importante. « Il governo ha il tempo di esercitare l’ autotutela », ha detto il presidente della Regione. Ovvero, bloccare i procedimenti amministrativi per capire se possano essere annullati. Altrimenti si replicheranno i casi Tap e Ilva, in cui il governo giallo- verde ha promesso stop e chiusura salvo poi dire che tutto era stato già fatto dai predecessori. Una linea ribadita dai parlamentari grillini pugliesi, secondo i quali «i permessi hanno alla base pareri favorevoli resi da governi a guida Partito democratico, che il Mise non può superare se non esponendosi alle iniziative delle società petrolifere e rendendosi responsabile, per il tramite dei suoi dirigenti, di reati come l’ omissione di atti d’ ufficio». I passi da fare, a loro dire, riguardano il futuro. Ovvero « il rigetto delle richieste dei nuovi permessi di ricerca, come i sette fra Adriatico e Canale di Sicilia e i tre sulla terraferma » , lo stop a «40 richieste di trivellazione con il decreto Semplificazioni» e l’ avvio dell’ iter parlamentare della proposta di legge per fermare l’ utilizzo dell’ air gun. Sul fatto che i tre permessi non potessero essere bloccati, però, hanno molti dubbi i Verdi, il cui leader Angelo Bonelli porterà la questione all’ attenzione della Procura di Roma. Da verificare se effettivamente la norma blocca- trivelle sia stata inizialmente inserita con un emendamento nella Finanziaria e poi fatta sparire. «E come mai – spiega Bonelli – ora la si vuole riproporre, dopo che quei tre permessi sono stati salvati sul filo di lana». La Regione Puglia, da parte sua, impugnerà le autorizzazioni al Tar ( come aveva già fatto per la Via, a cui aveva dato parere negativo) mentre il Codancons ha chiesto copia delle autorizzazioni. « In caso di irregolarità o mancanza di presupposti – dicno dal l’ associazione di consumatori – i provvedimenti saranno impugnati nelle competenti sedi con annessa denuncia per disastro ambientale » . Intanto i Comitati No Triv hanno respinto l’ invito del ministro dell’ Ambiente, Sergio Costa, a un confronto « per dare la possibilità di una verifica tecnica». Il nodo centrale è la possibilità di rivedere la Valutazione di impatto ambientale oppure di non autorizzare le ricerche tramite decreto Mise a fronte di una Via positiva. Uno stop a un progetto che sembrava ormai imminente si ebbe tre anni fa, quando il governo bloccò l’ installazione di piattaforme davanti a Ombrina Mare al largo della costa abruzzese. © RIPRODUZIONE RISERVATA De finibus Terrae Il faro di Santa Maria di Leuca visto dal celebre santuario salentino: i permessi riguardano un tratto di mare in questo davanti a questo scenario.
chiara spagnolo

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