22 Giugno 2009

Fincantieri, processo per i 22 decessi a causa dell’amianto

Fincantieri, processo per i 22 decessi a causa dell’amianto: anche il Codacons regionale si è costituito parte civile

 MONFALCONE.  Anche il Codacons del Friuli Venezia Giulia interviene sul caso amianto e si costituisce parte civile nel procedimento penale per il decesso di 22 persone nei confronti dei responsabili dal 1960 al 1985, a vario livello, della Fincantieri di Monfalcone.  Il procedimento è stato instaurato innanzi al Tribunale di Gorizia a seguito della richiesta di rinvio a giudizio della Procura Generale della Repubblica della Corte di Appello di Trieste «al fine di ottenere – spiega il presidente regionale Codacons Vitto Claut -, previa l’affermazione della penale responsabilità degli imputati, il risarcimento del danno non patrimoniale nella misura che il Giudice riterrà di giustizia». La prossima udienza si terrà il 6 luglio.  Anche se il reato contestato è di omicidio colposo, il Codacons ritiene che la rilevanza delle condotte e dei fatti «abbiano carattere sovra-individuale per la loro intrinseca gravità, la loro attinenza con la sicurezza e la tutela della salute pubblica e per l’allarme sociale che hanno determinato».  Tra fini statutari dell’associazione, infatti, rientra espressamente la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente, e in tal modo il Codacons vuole poter dare il proprio contributo nell’accertamento delle eventuali responsabilità nel procedimento instaurato, che non è l’unico pendente a Gorizia relativo alle decine di decessi causati dell’uso dell’amianto nei cantieri navali di Monfalcone.  L’interesse qualificato del Codacons alla partecipazione al processo è stato riscontrato anche dal Gup del Tribunale di Gorizia, che ne ha ammesso la costituzione di parte civile.  «I cittadini italiani malati di mesotelioma, anche contratto 30 o 40 anni fa, così come i familiari delle vittime di tale male, possono quindi contattare il Codacons, senza spese, per chiedere ai fondi costituiti negli Usa il corposo indennizzo, fino a 400.000 dollari, messo a disposizione dai produttori di amianto». Con riferimento al procedimento di Gorizia, le condotte contestate nella richiesta di rinvio a Giudizio formulata implicano per gli imputati «l’aver favorito, e/o non impedito, per colpa negligenza, imprudenza, imperizia l’uso dell’amianto in ingenti quantità, omettendo di adottare le necessarie misure di sicurezza, nonché di informare correttamente i lavoratori sui rischi connessi a tale sostanza, di fornire e verificare l’utilizzo di strumenti di protezione presso gli stabilimenti navali Fincantieri di Monfalcone», che hanno determinato il decesso di 22 persone dipendenti, o comunque lavoratori nei medesimi stabilimenti, per mesotelioma maligno, causato da esposizione all’amianto, e patologie tumorali connesse. Le condotte contestate consistono nell’aver fatto svolgere ai dipendenti negli stabilimenti navali di Monfalcone dalla fine degli anni Cinquanta agli anni Ottanta mansioni comportanti un’esposizione attiva e passiva all’amianto, utilizzato in ingenti quantità, «omettendo di adottare le necessarie misure di sicurezza e i provvedimenti necessari per eliminare o ridurre l’esposizione, senza curare la fornitura e l’effettivo l’impiego di mezzi personali di protezione individuale (quali idonee maschere respiratorie, limitazione tempi di esposizione eccetera), e senza informare il lavoratore circa gli specifici rischi derivanti dall’esposizione all’amianto o verificare che le lavorazioni avvenissero in locali separati e comunque senza la presenza di altri lavoratori non impiegati nelle operazioni di coibentazione, il tutto causando un contatto diretto e indiretto continuato e intenso da parte dei lavoratori impiegati con la sostanza indicata».  Ciò che per il Codacons in nessun modo potrebbe essere fatta valere la giustificazione della scarsa conoscenza, ai tempi, circa i rischi legati all’uso di tale sostanza: «Nonostante l’utilizzo di amianto sia stato vietato per legge solo nel 1992, già alla fine degli anni 50 – epoca in cui ha cominciato la sua attività la maggior parte dei dipendenti deceduti – se ne conosceva la pericolosità». In Italia, dai dati statistici relativi alla mortalità per tumore alla pleura emerge il dato che le province in cui vi è un’attività produttiva connessa con l’uso di amianto mostrano un tasso di mortalità da 2 a 5 volte superiore a quello medio nazionale.

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