11 Dicembre 2004

Finanziaria, voto di fiducia

In Commissione gli ultimi emendamenti prima della «blindatura»
Domani vertice di maggioranza, lunedì il testo arriva in Senato

Finanziaria, voto di fiducia

Nasce l?organo di controllo sulla spesa: governo battuto

Roma. Nella frenesia delle ultime ore utili a far passare in extremis in commissione Bilancio qualche emendamento, arriva la conferma del fatto che, come richiesto da Berlusconi, lunedì la Finanziaria andrà in aula al Senato a fare passerella: è confermato, infatti, il voto di fiducia. E visto che gli articoli saranno votati in blocco e non uno per uno, una volta finito il passaggio in commissione non ci sarà più margine per cambiamenti. Seconda notizia: domani pomeriggio sarà un vertice di maggioranza a decidere la formulazione del maxi-emendamento che, «blindato» dalla fiducia, passerà in aula con il voto «obbligato» di quella stessa maggioranza che il giorno prima si sarà accordata. Sciolto, intanto, il nodo Irap con l?aumento della franchigia da 7.500 a 8.000 euro, il governo incassa uno stop: l?istituzione di un?Alta commissione per il controllo sulla spesa pubblica. Con i voti dell?opposizione e il parere contrario del governo, passa, infatti, l?emendamento dell?Udc Tarolli che qualcuno interpreta come un «commissariamento» sostanziale del ministero dell?Economia. Ma intanto, l? Authority per l?energia lancia la sua bomba: la Finanziaria – dice – rischia di innescare un ulteriore aumento delle bollette. E dal primo gennaio – stima il Rie, l?istituto per le ricerche industriali energetiche di Bologna – potrebbe scattare un aumento di 28 euro su base annua. Non basta, dunque, il caro-greggio. A pesare sulle bollette degli italiani, da sempre ai vertici della classifica dei costi elettrici europei, rischia di piombare anche una norma della Finanziaria. La denuncia arriva dall?Authority per l?energia che ha scritto una segnalazione a Parlamento e governo mettendo in guardia sui rischi di alcune misure che, contenute nella manovra 2005, rischiano di vanificare – rileva l?organismo guidato da Alessandro Ortis – l?azione di contenimento dei costi del?energia, anche in vista del prossimo aggiornamento trimestrale del primo gennaio. Prelevare – come prevede la Finanziaria – cento milioni di euro dal fondo finanziato da una voce della tariffa elettrica pagata dagli utenti e destinato alla Sogin, la società che gestisce lo smaltimento dei rifiuti nucleari, significherebbe infatti aprire la strada ad un possibile ulteriore aumento della relativa voce nelle bollette. L?Authority mette così in guardia sul rischio e chiede l?eliminazione della misura.
Ma non solo. L?appunto alla Finanziaria riguarda anche altri aspetti. Primo tra tutti il tetto di spesa del 2 per cento previsto per le amministrazioni pubbliche. Categoria, quest?ultima, in cui l?Authority non ritiene di rientrare, considerando che – ricorda – è finanziata completamente dai contributi degli operatori che ogni anno versano una percentuale del loro fatturato per il suo funzionamento. Va quindi chiarito – chiede Ortis – che l?Authority per l?energia è esentata dal tetto.
L?allarme dell?Authority, a cominciare da quello sul rischio caro-bollette, ripropone un tema complesso, quello degli «extra costi» del sistema elettrico che gravano sulle tasche dei consumatori italiani, già penalizzati dai più alti costi europei dell?energia. Ogni anno – riferiscono fonti di settore – le bollette italiane coprono 7,5 miliardi di voci che nulla hanno a che vedere con il vero costo della luce, della sua produzione, distribuzione, trasporto e gestione.
E subito dopo, i consumatori dell?Intesa – Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori – «respingono ogni ipotesi di aumento delle bollette», sottolineando che «per il governo significherebbe dare con un mano e togliere con l?altra». Per l?Adiconsum, sono solo «balzelli», e secondo il deputato Verde Marco Lion, l?allarme dell?Authority «svela i trucchi del Polo: invece di impegnarsi nella riduzione delle bollette, le saccheggia».
E quelle vissute ieri dalla commissione Bilancio, malgrado l?appello di Siniscalco ad «evitare gli assalti alla diligenza», sono state 24 ore di frenetiche trattative per sciogliere tutti i nodi possibili. I lavori della commissione, che sarebbero dovuti terminare l?altra notte, sono proseguiti invece fino alla mattina, per trovare soluzione al nodo Irap, un emendamento per l?ampliamento della franchigia per le piccole e medie imprese fortemente voluto dalla Lega. Nella notte, la commissione vota anche l?emendamento del governo sugli studi di settore, che ha individuato la copertura per il mancato aggiornamento automatico degli studi in un ulteriore taglio per 500 milioni sulle spese correnti della pubblica amministrazione. Ma le risorse per l?Irap non ci sono ancora, anche perché non è chiaro quale sia il costo dell?operazione. La soluzione arriva in mattinata, con il voto all?emendamento della Lega. Chiusa la partita Irap, scoppia il caso Alta commissione, che si conclude con il governo «sotto».

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