19 Luglio 2013

«Finalmente un raggio di speranza per noi»

«Finalmente un raggio di speranza per noi»

 

QUANTA attesa. Ci sono voluti quattro anni e qualche giorno «ma finalmente per Viareggio, e le nostre 32 vittime del treno, si aprirà un processo. Un processo che dovrà valutare le responsabilità che hanno determinato la strage del 29 giugno 2009, che dovrà servire a chiarire quei dubbi sorti durante l’ udienza preliminare, che dovrà ristabilire un po’ di giustizia». Parla, con un rigore che rompe con quell’ immagine delicata di ragazzina, Valentina Menichetti . Lei, che oggi è mamma e inevitabilmente più forte. Che ricordando sua sorella Emanuela dice semplicemente: «era la nostra bellissima gioia». Tocca a lei commentare la decisione del giudice Alessandro Dal Torrione, che ieri ha confermato il rinvio a giudizio per i 33 imputati. Sua mamma, Daniela Rombi , come una leonessa in gabbia ha atteso da casa il verdetto del gup, perché reduce da un piccolo intervento. xxx «FINALMENTE un raggio di speranza»: il lungo sospiro di Daniela, presidente dell’ associazione c he riunisce tutti i famil iari delle vittime, riempie il silenzio di una telefonata. Per mesi, anni, è rimasta in apnea; il fiato spezzato da un dolore che, un po’ alla volta, ha trovato la sua strada. Una strada in salita, perché «questo processo può davvero cambiare il sistema. La nostra storia, la storia di Viareggio, deve essere da spinta per questo cambiamento. La valutazione dei rischi così come il sistema di controllo, sicurezza e manutenzione ? sia questo di un treno, di una nave, di un aereo o di un edificio scolastico ? devono diventare elementi di massima attenzione. Perché niente deve prescindere dalla tutela della salute: la vita umana non ha prezzo. E chi non la rispetta, non facendo abbastanza per preservarla, deve pagare». « Adesso Moretti faccia un passo indietro», lo dice Silvano Falorni , che quella dannata notte perse suo fratello Andrea e la cognata Maria Luisa. Ma non è il solo a chiedere le dimissioni dell’ amministratore delegato di Fs, lo fanno tutti i familiari, e anche il Codacons: «In qualsiasi paese civile sarebbe già accaduto». Già, «invece in Italia succede che il presidente della Repubblica arrivi a concedere all’ imputato di una strage perfino un cavalierato al lavoro» sottolinea, offeso, Claudio Menichetti . In Italia, quel Paese dove accade anche che un ferroviere, Riccardo Antonini , paghi con il licenziamento il suo impegno al fianco dei familiari delle vittime. «In aula ? conclude Antonini ? hanno parlato le carte. E hanno parlato talmente chiaro, che il giudice ha stabilito di portare tutti gli imputati a processo. Compreso Moretti, che non ha mai perso occasione per ribadire a parole che le ferrovie italiane sono le più sicure d’ Europa». Certamente i familiari si batteranno affinché quella che di fronte a 32 morti appare una rassicurazione quanto meno debole, diventi una garanzia sostenuta da fatti, concreti. Martina Del Chicca.

 

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