Film in 3D, la ricetta salva-cinema
-
fonte:
- il Tirreno
I primi ad utilizzare la nuova tecnologia direttamente nel salotto di casa saranno ancora una volta i cultori dei film per adulti. Lo assicurano dalla San Fernando Valley, l’ area nei pressi di Los Angeles che vanta la più alta concentrazione di set a luci rosse dell’ intero pianeta. Proprio lì, cioè dove si produce l’ ottanta per cento del materiale pornografico che gira per il mondo dando vita ad un fatturato superiore a quello del cinema tradizionale, hanno messo in piedi un’ idea tutto sommato semplice e cioè un kit composto da maxi-televisore Mitsubishi, due occhialini attivi e lettore "3D Ready" ad una cifra inferiore ai quattromila dollari. Il tutto per contenuti ad elevatissimo livello erotico che non hanno già mancato di stuzzicare l’ attenzione anche di coloro che invece prediligono le sale: sembra che Tinto Brass abbia già deciso di girare il primo film erotico italiano con questa tecnologia, il cui titolo dovrebbe essere Chi ha ucciso Caligola? e che qualcuno ha già ribattezzato parafrasando pesantemente il titolo del blockbuster Aviatar. Ma l’ interesse dell’ industria del porno non è altro che l’ ultimo anello dell’ inarrestabile successo del cinema tridimensionale. In Toscana ha fatto da battistrada il Medusa/The Space di Livorno, la prima struttura nella regione ad adottare le nuova tecnologia: alcuni mesi fa, prima dell’ uscita di titoli di grande attrazione, sorprese un po’ tutti il successo riscosso da un film mediocre come l’ horror San Valentino di sangue, una pellicola che nella versione tradizionale aveva avuto un pubblico decisamente scarso. Boom delle sale. E così, fiutato l’ affare, in pochissimi mesi, dalle nostre parti i cinema in grado di proiettare film in versione digitale e tridimensionale sono diventati addirittura undici, un numero considerevole vista la necessità di investimenti abbastanza ingenti. Cercando di riepilogare e prendendo come base il sistema proposto dalla società RealD (l’ altro, abbastanza simile ma non compatibile, è costruito invece dalla Dolby) le cifre sono più o meno queste: più 15 per cento dei costi produzione di un film; un investimento, per ogni sala, variabile tra gli ottantamila ed i centoventimila euro per proiettori digitali e schermi speciali; gli occhiali, il cui prezzo sta scendendo molto rapidamente, che vanno intorno ad un euro a pezzo, a fronte di un costo dei biglietti d’ ingresso superiore di almeno due-due euro e mezzo rispetto agli ingressi per i film tradizionali. «In questo quadro – spiegano da The Space, società nata dalla fusione tra Medusa Multicema e Warner Village Cinema, con il 51 per cento posseduto da Alessandro Benetton e il resto di Mediaset – il risultato parla da sé: un film in 3D incassa mediamente dalle tre alle cinque volte in più di uno nel formato tradizionale, e questo perché il costo più alto del ticket d’ ingresso si unisce ad un incremento di almeno il 25 per cento del numero degli spettatori, quota che viene spinta ad andare al cinema proprio dall’ offerta tridimensionale». Ed Avatar è stato un po’ il punto di svolta, visto che a questo punto è il film che ha incassato di più nell’ intera storia del cinema, seguito, nel campo del 3D, da L’ era glaciale, A Christmas Carol, Up e G-Force. Ma tornando alle sale toscane, va segnalato che, oltre al Medusa/The Space di Livorno (la catena è il leader del mercato in Italia), l’ offerta 3D si può trovare alla multisala Tirreno di Cecina, all’ Astra di Follonica, all’ Odeon di Viareggio, al Nuovo Lido di Forte dei Marmi, all’ Imperiale di Montecatini, alla multisala Grotta di Sesto Fiorentino, al Vis Pathé di Campi Bisenzio, al cineplex di Pontedera, al Planet di Grosseto e al Supercinema di Orbetello. E si pensa che le prossime, attesissime uscite (ne parliamo anche in altra parte della pagina) favoriranno un’ ulteriore sviluppo dell’ offerta. Guai risolti. In questo quadro positivo c’ è però anche qualcosa che va storto, come il sequestro degli occhiali prodotti dalla Dolby, martedì al Medusa di Livorno, perché non riportavano il marchio "CE", situazione creata dall’ intervento della Guardia di Finanza su denuncia del Codacons. Ieri le proiezioni sono tornate regolari con l’ uso di un’ altra partita di occhiali perché, come spiegano dagli uffici di Milano della società The Space, «il marchio europeo non è necessario in quanto non si tratta di prodotti di carattere medico, come nel caso degli occhiali da vista o da sole».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- SANITA'
- SPETTACOLO & MODA
-
Tags: avatar, cinema, dolby, film, Guardia di Finanza, horror, Marchio ce, mitsubishi, occhialini, porno, pornografico, real d, teconologia, tinto brass, tridimensionale
