Fiducia dei consumatori al massimo storico in Italia, delude l’Ifo in Germania
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fonte:
- Milanofinanza.it
Aumenta la fiducia dei consumatori in Italia, diminuisce lievemente quella delle imprese. Sono i dati dell’Istat di settembre, resi noti questa mattina. In particolare, l’indice del clima di fiducia per i consumatori ha raggiunto 119,6 (115,8 punti la previsione degli economisti) corrispondente al dato più alto dall’inizio della serie storica nel gennaio 1998. Quello relativo alle imprese, pur diminuendo per il secondo mese di fila, resta a livelli “storicamente elevati”, secondo l’istituto nazionale di statistica.
Determinano il lieve calo della fiducia delle imprese (da 114 a 113,8, consenso a 112,6 punti) la riduzione relativa all’industria manifatturiera, in particolare nei giudizi sugli ordini e sulla tendenza della produzione, e una flessione più ampia nel commercio al dettaglio (da 113,6 a 106,8). Va, però, segnalato che, a livello di circuito distributivo, la fiducia è in peggioramento solo nella grande distribuzione, mentre l’indice è lievemente aumentato nella distribuzione tradizionale passando da 101,9 a 102,3. Queste diminuzioni sono solo parzialmente compensate dagli aumenti nelle costruzioni e nei servizi di mercato, questi ultimi trascinati dal netto recupero delle attese sugli ordini.
Per quanto riguarda, invece, la fiducia dei consumatori, il record storico è arrivato grazie a un miglioramento in sette componenti dell’indice su nove. “Un’ottima notizia per il nostro Paese, perché l’indice ha effetti diretti sulla propensione ai consumi da parte delle famiglie e attesta un generale ottimismo sulla situazione dell’Italia”, ha commentato il Codacons. Particolarmente diffusa è la positività sul clima economico generale e corrente, mentre evidenziano aumenti più contenuti il clima personale e quello futuro.
Tuttavia per il Codacons il trend rischia di invertirsi nei prossimi mesi, come evidenzia il presidente Carlo Rienzi: “I rincari che si stanno susseguendo in numerosi settori e che si aggraveranno nei prossimi mesi a causa dei rialzi delle materie prime potrebbero avere effetti negativi. Per tale motivo invitiamo il governo a intervenire non solo sulle tariffe di luce e gas, ma anche sui prezzi al dettaglio che rischiano di determinare una nuova stangata a danno dei consumatori”.
In realtà, secondo Paolo Mameli, senior economist della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, “le indagini hanno offerto indicazioni miste, ma gli aspetti positivi sono prevalenti. Le preoccupazioni per la quarta ondata pandemica in corso non sembrano aver pesato sul morale delle famiglie né su quello delle aziende operanti nel settore dei servizi”. Quest’ultimo comparto, spiega Mameli, ha raccolto dall’industria il testimone della crescita, che nel complesso ha registrato una moderata decelerazione dopo gli alti ritmi degli scorsi mesi. Se anche i problemi del manifatturiero dovessero persistere, però, “il contributo dei servizi in precedenza soggetti a restrizioni appare tale da più che compensare un eventuale minore dinamismo prospettico degli altri comparti”. La stima della crescita del pil italiano per il 2021 è stata recentemente rivista al rialzo da Intesa Sanpaolo al 5,7%.
Anche in Germania è scesa la fiducia delle imprese: l’indice Ifo è calato a settembre a 98,8 punti dai 99,4 di agosto. Un calo superiore a quello che si attendevano gli economisti, 99 punti. “Il terzo calo consecutivo dell’indice Ifo a settembre fornisce ulteriori prove del fatto che la ripresa della Germania sta perdendo vigore, poiché le difficoltà della catena di approvvigionamento persistono e l’aumento dei prezzi del gas accumula ulteriore pressione sui prezzi e sulla produzione”, commenta Capital Economics.
Sia l’indice delle condizioni attuali sia l’indice delle aspettative sono diminuiti, poiché l’aumento dei prezzi elevati del gas e del carbone e la carenza di approvvigionamento hanno imposto il loro tributo, ha osservato l’assistente economista di Capital Economics, Michael Tran. Ma l’indice delle condizioni attuali è rimasto elevato rispetto agli standard del passato ed è ben al di sopra della sua media nell’ultimo decennio. Capital Economics prevede una crescita del pil del 3% nel terzo trimestre. (riproduzione riservata)
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