Fiat, rivolta contro il piano Marchionne
MILANO – O CCUPAZIONE immediata dello stabilimento Fiat di Termini Imerese; raccolta di firme contro la decisione del Lingotto di non produrvi più automobili dal dicembre 2011; una ventina di precari (su un totale di 92) che per protesta contro la loro mancata assunzione a Pomigliano d’ Arco si preparano a passare il Natale incatenati davanti al Comune; uno sciopero immediato alla fabbrica siciliana alla quale hanno aderito quasi tutti, lavoratori dell’ indotto compresi (in tutto sono circa 3mila); la Messa di Natale che il vescovo di Nola, Beniamino Depalma celebrerà nell’ aula consiliare di Pomigliano, da alcuni giorni occupata dai precari; la richista da parte del Pd locale, di una seduta straordinaria dell’ assemblea regionale siciliana per affrontare la vicenda Termini; la creazione da parte del Codacons di 9 ‘ comitati di lotta’ all’ insegna del «No Termini Imerese? No acquisti Fiat». IL GIORNO dopo la presentazione a Roma del piano industriale Fiat a Governo e sindacati sembra di essere tornati indietro di 30 anni. La conferma del destino di Termini ha suscitato reazioni d’ altri tempi con tanto di blocco, seppur breve, dei binari a Messina da parte delle tute blu che tornavano dalla capitale. La proposta del segretario della Fiom Cgil di Termini, Roberto Mastrosimone, di un’ occupazione a oltranza per bloccare la produzione, per ora non trova adesioni. Il leader nazionale Fiom, Gianni Rinaldini, dà un giudizio negativo sul piano mentre il leader provinciale Uilm, Vincenzo Comella, promette: «Non molleremo», ma più in là non si va. Per ora si preferisce capire cosa c’ è di vero nel ritorno di rumors su un interessamento del gruppo cinese Chery per la fabbrica siciliana. VOCI TRAPELATE dal vertice romano di martedì danno per certa questa possibilità. Il segretario generale Cgil, Guglielmo Epifani, mette però in guardia contro il pericolo che la pista cinese sia solo un diversivo destinato a svanire quando la Fiat avrà realizzato il suo piano. E comunque è difficile credere che il Lingotto veda con favore il rafforzamento in Europa dell’ industria automoblistica cinese, che proprio ieri ha fatto il debutto nel Vecchio Continente con la Geely che ha acquistato la Volvo dalla Ford per 2 miliardi di dollari. A questo punto, l’ unica speranza è che esca qualcosa di buono (e concreto) dal tavolo preannunciato per gennaio dal ministro per lo Sviluppo, Claudio Scajola, al quale parteciperanno Fiat, governo, parti sociali, Regione Sicilia. Un’ iniziativa che Epifani, una volta tanto d’ accordo con il Governo, giudica positivamente purchè, sottolinea, «svolga un ruolo attivo». «Il polo industriale di Termini non può essere chiuso» proclama il ministro, che rivela poi che «ci sono risorse che possono essere messe a disposizione come Governo e come Regione Siciliana». «La prima opzione – spiega – è che il futuro della fabbrica sia legato alla costruzione di automobili, ma se non dovessimo riuscire non lasceremo soli i lavoratori e lavoreremo su proposte alternative che possano dare un percorso di crescita a quel territorio». CONTENUTE, per rispetto ai drammi altrui, le reazioni di chi è uscito bene dalla vicenda: il governatore della Campania, Bassolino, soddisfatto perché il piano Marchionne offre a Pomigliano «una grande opportunità di innovazione e di crescita»; la vice presidente della Puglia, Loredana Capone, che vede salva la Cnh di Lecce con i suoi 800 addetti.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- VARIE
