14 Gennaio 2010

Fiat, protesta nazionale in Sicilia

ROMA. Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese si è fermato per lo sciopero di otto ore dei lavoratori contro il progetto del Lingotto di chiudere lo stabilimento entro la fine del prossimo anno. Un migliaio di operai ha partecipato, insieme ai dirigenti nazionali di Fiom, Fim e Uilm, ad una manifestazione di protesta a Palermo, davanti alla sede del parlamento regionale che, in serata, ha approvato un ordine del giorno di solidarietà. La giornata di mobilitazione si è svolta senza incidenti. I lavoratori hanno esposto striscioni e cartelli (tra questi spiccavano «Riconversione totale=chiusura totale» e «Marchionne-Scajola cumpari senza parola»). Il presidente della giunta regionale, Raffaele Lombardo (Mpa), chiederà di esporre la questione di Termini davanti al consiglio dei ministri proponendo di bloccare gli incentivi alla casa torinese. La mobilitazione per salvare lo stabilimento siciliano (1.350 dipendenti più i 600 delle aziende dell’ indotto) è appena agli inizi. Oggi si terrà una riunione tra Fiom, Fim e Uilm per decidere unitariamente le iniziative future «contro il piano industriale della Fiat e la chiusura di Termini Imerse», annuncia Enzo Masini responsabile auto della Fiom. Secondo Masini non si tratta «di una vertenza locale perché la fine della fabbrica siciliana avrà gravi ripercussioni per gli stabilimenti di Cassino, Pomigliano, Mirafiori e per chi produce i motori». I sindacati annunciano di voler inasprire la mobilitazione e puntano, per ottenere risultati concreti, a far diventare quella di Termini Imerese una battaglia nazionale dove molti soggetti dovranno fare la propria parte. A partire dal Lingotto. «Questo non può essere un problema – spiega Luigi Angeletti, segretario generale della Uil – che viene scaricato al governo, alla Regione, al Comune, è un problema che deve risolvere la Fiat». La ricetta è quella, insiste Angeletti, di produrre più auto e per Termini propone una «qualificazione della componentistica». Non sarà facile spuntarla con Marchionne impegnato anche su diversi fronti internazionali. Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, considera quella dello stabilimento siciliano «una vertenza difficile», ma è il governo ad essere chiamato «a riprendere in mano il filo della matassa perché dobbiamo trovare una soluzione». Parole di fuoco come quelle usate da Marchionne nei giorni scorsi («è da pazzi non chiudere Termini Imerese» ha detto l’ a.d. del Lingotto) «sono molto pesanti», aggiunge Epifani che ricorda come «solo due anni fa Marchionne aveva invece pensato non solo di mantenere in vita la fabbrica, ma anche di portare nuovi modelli». Il sindacato vuole utilizzare anche l’ arma degli incentivi come ulteriore arma di pressione sull’ azienda: «non si può concedere alcuna forma di incentivo statale – avverte Giovanna Marano, segretaria generale Fiom della Sicilia -. E’ su questo che la politica siciliana e nazionale possono fare leva». Per questo, aggiunge la Fim-Cisl, il governo convochi subito un tavolo di confronto. La vicenda ormai travalica i confini siciliani. Il Codacons annuncia che un centinaio di comitati di solidarietà con i lavoratori se sono stati costituiti in molte città italiane.

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