Fettina-killer, riecco una «mucca pazza»
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fonte:
- Il Mattino
A fermare la fettina al prione prima che venisse immessa sul mercato casertano è stato il test rapido: qualche giorno fa l?allarme e l?invio del materiale dall?istituto zooprofilattico di Portici al centro di referenza nazionale per la Bse di Torino. Ieri la conferma: il bovino arrivato una settimana fa al macello «Straccione» di San Marcellino (in provincia di Caserta) e sottoposto al test lo scorso venerdì, era affetto dal morbo di Creutfzfeld Jacob. Il capo ammalato di «mucca pazza», una femmina di razza pezzata rossa di 5 anni le cui carni sono state distrutte dopo i controlli, era stato acquistato da un macellaio casertano e proveniva da un allevamento di Catelgomberto, in provincia di Vicenza: lo stesso sequestrato qualche giorno fa dall?azienda sanitaria locale e dai Nas.
Per la Campania si tratta del primo caso accertato di encefalopatia spongiforme, che, assieme a quello appena registrato in provincia di Pescara su una frisona di sette anni, fa salire a 41 il numero totale dei casi accertati in Italia nel 2001. Ma la novità non influisce – lo sottolineano i responsabili dell?istituto zooprofilattico di Portici, sullo stato di salute del patrimonio zootecnico campano, che, ricorda il direttore dell?istituto Domenico Fenizia, «resta finora complessivamente indenne alla Bse». L?allevamento campano, del resto, pesa soltanto per poco più del 5 per cento sul totale delle carni che vengono immesse sul mercato regionale. Il restante 95 per cento proviene – secondo i dati forniti dalla Federazione Autonoma Commercio Campano, che raccoglie il Sindacato campano macellatori, l?Assogrossisti e l?Associazione Macellatori – da allevamenti del nord Italia. Ed è proprio il numero uno della Federazione, Nunzio Vitolo, a sottolineare che «il caso scoperto nel Casertano dimostri come i controlli siano rigorosi e sufficienti ad impedire con certezza l?immissione sul mercato di carne infetta, che grazie alle analisi è divenuta praticamente impossibile». Un punto di vista che non trova d?accordo i vertici casertani del Codacons che, dopo il caso «mucca pazza» campano, alzano il tiro sulla questione sicurezza. «Il caso di San Marcellino – dice il presidente della sezione casertana Fausto Porcù – conferma che il problema Bse non è stato ancora risolto: in primo luogo perché i controlli sugli allevamenti sono effettuati a campione, e poi perché gli esami sui bovini macellati sono svolti soltanto sui capi di età superiore ai 24 mesi. Ma nessuno può garantire al 100 per cento che quelli più giovani siano indenni dalla malattia, né che i test rapidi siano assolutamente infallibili». «È ormai scientificamente provato – controbatte il commissario dell?istituto di Portici Antonio Limone – che i capi al di sotto dei due anni sono immuni dalla malattia: i controlli sugli allevamenti, poi, sono effettuati a tappeto e le perplessità sui test rapidi non trovano, al momento, alcun fondamento».
Ma se la polemica che coinvolge i consumatori, gli allevatori e i soggetti preposti ai controlli è ancora aperta, i dati regionali sui consumi fanno registrare, di contro, una tendenza al ritorno alla normalità. In Campania, così come nel resto d?Italia, la flessione si aggirerebbe attualmente intorno al 15 per cento del totale dei consumi prima di «mucca pazza».
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