12 Febbraio 2019

Festival, rivince Mahmood

Confondere il televoto con il giudizio popolare è come pensare che le urne e la piattaforma Rousseau siano la stessa cosa, come dimenticare che chi televota paga mezzo euro, deve essere molto motivato: lo fanno i ragazzi, i fan degli artisti del momento, il popolo dei talent, tutti gli altri no. Per questo dopo le vittorie dei poi desaparecidi Marco Carta e Valerio Scanu, dopo il podio di Pupo-Emanuele Filiberto-Canonici, si cercarono a Sanremo nuovi metodi per evitare verdetti suicidi. Per la canzone italiana, per il Festival stesso (quale big avrebbe accettato di partecipare sapendo di andare incontro a sconfitta sicura da parte del divetto vuoto a perdere del momento?), per il buon gusto. Insomma la vittoria di Mahmood non è tanto colpa/merito della sala stampa e della giuria, ma di un regolamento, lo stesso che portò Ultimo l’ anno scorso alla vittoria tra i Giovani e che quest’ anno l’ ha ridimensionato, scegliendo come canzone regina «Soldi». Oggi tutti vogliono cambiare quel regolamento, e si possono di sicuro trovare nuove forme, ma senza dimenticare che la volontà popolare si esprime gratis, senza pagare, e che sul fronte della canzone, anche quella festivaliera, il giudizio popolare arriva, ma bisogna aspettare qualche settimana, se non mese, per vedere quale canzone è rimasta, quale è evaporata. Vasco Rossi nel 1983 si classificò penultimo con «Vita spericolata», nel 2006 Povia si piazzò primo con «Vorrei avere il becco»: serve dire quale brano oggi è considerato un classico e quale non ricorda quasi nessuno più? Per ora le radio hanno scelto Mahmood, ma non solo loro, visto che il brano dell’ italiano di Egitto è al primo posto in tutte le classifiche che contano: Spotify, Apple Music, iTunes e Earone, entrando nella Top50 Globale di Spotify al numero 40, l’ ingresso più alto di sempre nella classifica mondiale di un brano italiano. Ma il teatrino della terra dei cachi continua: l’ Aiace vuole indietro i soldi del televoto, il Codacons chiede 5 milioni di euro di sanzione alla Rai per aver formato male la giuria. Salvini parla al telefono con il vincitore per spiegargli che non ha nulla contro di lui, il cerchiobottista presidente della regione Lazio e candidato alla segreteria Pd Zingaretti sta sia con Mahmood che con il suo concittadino Ultimo, «simboli di riscatto». Di Maio promette per il prossimo anno il rispetto del voto popolare ed anche il leader leghista se la prende con la giuria: «Mancava solo mio cugino e sarebbe stata completa. Sanremo è stato deciso da un salotto radical-chic», ma riconosce che il voto «dei giornalisti di musica è giusto, sono lì per quello, valutare le canzoni». Il presidente della giuria Mauro Pagani, unico vero, e grande, musicista del gruppo, difende se stesso e i suoi colleghi in diretta alla radio, a «Un giorno da pecora»: «Mentre votavamo non è che sapessimo come andava il voto da casa o quello della sala stampa». Respinge la teoria del golpe delle élite contro la volontà del popolo sovrano anche la giurata Camilla Raznovic: «Abbiamo semplicemente votato la nostra canzone preferita, peraltro non sapendo come stava andando il televoto, né come si stava esprimendo la sala stampa. Si vota in contemporanea, non c’ è modo di confrontarsi. E io ero in giuria anche quando vinse Il Volo con Carlo Conti. Le teorie di complotto sono assurde». Eppure il ribaltone c’ è stato e anche Baglioni, prenotando quasi il suo terzo Sanremo, ha aperto la strada a una riforma del regolamento: «O solo televoto o giurie di veri esperti e addetti ai lavori, come ai festival del cinema». Oggi anche il presidente della Rai, Marcello Foa, riflette sul «chiaro squilibrio tra il voto popolare e una giuria composta da poche decine di persone. Questo sistema funziona o no? Va corretto perché il pubblico si senta rappresentato». Ultimo intanto, che non è diventato primo e si è dovuto accontare di essere secondo, dopo aver dato buca a Mara Venier ieri sera è andato da Fiorello che gli aveva consigliato di prenderla con più filosofia: «Anche io quando arrivai quinto a Sanremo non mi presentai a Domenica in perché ero arrabbiato. Ma fu un errore». Al «Rosario della sera» Ultimo si lascia convincere e canta, sulle note thegiornalistiane di «Riccione»: «Sotto il sole, sotto il sole di Sanremo, di Sanremo. Quasi quasi mi pento e non ci penso più, e non ci penso più». Poi saluti ai giornalisti: pace è fatta, almeno per il momento. Potere del «Rosario della sera». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
federico vacalebre

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