23 Dicembre 2010

Feste in tavola, corsa ai cibi Via alle campagne anti spreco

Feste in tavola, corsa ai cibi Via alle campagne anti spreco
 

ROMA – Basterebbe comprarne di meno o invitare qualcuno in più. E invece anche per queste feste ci avviamo a santificare lo spreco. Calcolano gli agricoltori della Cia che di qui al 6 gennaio saremo capaci di buttare – dentro o fuori dai cassonetti – 500 mila tonnellate di cibo. Mica perché è cattivo o scaduto. Solo perché non ci va più. Un insulto alla miseria che costerà 80 euro a famiglia. Del resto lo facciamo tutto l’ anno e 25 milioni di tonnellate di avanzi, pari alla metà delle importazioni alimentari dell’ Africa o a 37 miliardi di euro del nostro Pil (ovvero il 3%), finiscono nei sacchetti della spazzatura. E a proposito: ogni tonnellata di questi rifiuti ne produce 4,2 di anidride carbonica. Inquinante, oltre che deprimente. «Smettiamo di avanzare cibo e se proprio comprare troppo è irresistibile, invece di buttare via cerchiamo di festeggiare tutti», scrive Ferdinando Camon sull’ Avvenire. E ce ne sarebbe abbastanza: secondo la Coldiretti, per pranzi e cenoni vari, gli italiani spenderanno 2,8 miliardi di euro (+0,3 rispetto al 2009). La Cia alza il conto a 3,5 miliardi, ossia 230 euro per famiglia. Siamo ancora in tempo. Basterebbe partecipare più numerosi alle campagne antisprechi. Come quelle, che durano tutto l’ anno, della Fondazione banco alimentare, in cui si raccolgono gli alimenti non più vendibili, ma perfettamente commestibili, per ridistribuirli a chi ne ha bisogno. Così nel 2009 sono state recuperate 78.287 tonnellate di cibo, consegnate a 8 mila associazioni per 1 milione e mezzo di poveri. Contattandoli all’ indirizzo di posta elettronica i n f o @ b a n c o a l i ment a r e . i t , con un ragionevole preavviso, si avranno consigli su come salvare gli avanzi del cenone. Sul loro sito poi (htt p: / / www. bancoal i mentare.it/it/node/1065) ci sono ricette semplici per riciclare gli avanzi con gusto. Anche la Coop già da tempo, con l’ operazione «Buon fine», recupera i prodotti non più vendibili dai propri scaffali perché vicini alla scadenza (come carne, formaggi, frutta e verdura) e li dona alle associazioni locali di volontariato e quindi anche ecologicamente a km 0. Un dono da 15 milioni di euro. Le cooperative riunite in Federcoopesca segnalano che tra Natale e Capodanno due prodotti alimentari su 4 rischiano di finire nella pattumiera perché il frigo è troppo pieno. E suggeriscono di congelare il pesce avanzato in porzioni da massimo 1 kg, di puntare su prodotti di taglia medio grande perché durano di più, di usare teste e crostacei per le zuppe e di marinare il pesce fritto con l’ aceto per conservarlo meglio. Persino i dietologi dell’ Andid si sono mobilitati contro gli sprechi alimentari, invitando gli italiani a essere più morigerati non solo nel consumo ma anche al momento della spesa. E nel decalogo di Natale, oltre a consigliare di non arrivare affamati a pranzo ed evitare di sgranocchiare grissini e pane tra una portata e l’ altra, raccomandano di acquistare alimenti in misura proporzionata agli invitati, a lasciar perdere i 3 per 2 per non accumulare scorte non necessarie. Pure gli esperti del Codacons suggeriscono ai consumatori di frenare l’ impulso consumistico. Ricordando che molti di quegli alimenti non verranno consumati per mesi. Il record è della frutta secca, destinata a durare fino a marzo. Naturalmente parrocchie, associazioni di volontariato e molti comuni sono attivi in tutta Italia anche per le feste. Raccolte di alimenti sono organizzate un po’ dovunque. Roma Capitale (tel. 06.06.08) in collaborazione con Caritas, comunità di Sant’ Egidio e Circolo San Pietro, mette a disposizione dieci pullmini per raccogliere e distribuire cibo e beni di prima necessità.

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