26 Gennaio 2017

Ferrero «Roma mia, sai che devo farlo»

    Ferrero «Roma mia, sai che devo farlo»

    Massimo Ferrero è proprio
    così, come si mostra davanti
    alle telecamere. Conosce bene
    il cinema ma non recita e non
    fa calcoli quando parla di calcio.
    Da due anni è alla guida
    della Samp, ha imparato a conoscere
    questo mondo e non
    ha smesso di sognare. E allora
    vuole sdrammatizzare anche
    questa attesa di Samp-Roma,
    anche se il presidente blucerchiato-
    romanista potrebbe allontanare
    la squadra del cuore
    dallo scudetto.
    Presidente, il vostro campionato
    è stato un po’ condizionato
    dagli errori arbitrali.
    «Dicendo così darei alibi ai
    miei giocatori e non sarebbe
    produttivo. Credo davvero
    che fare l’arbitro è molto difficile,
    però è umano restarci
    male, sbaglia chi lavora e l’errore
    ci può stare. Sono convinto
    che gli arbitri siano in assoluta
    buona fede. Non c’è gara
    senza l’arbitro».
    Il campionato rischia di essere
    falsato?
    «Credo che sia un campionato
    molto avvincente e i grandi
    colpi di scena non sono ancora
    finiti. Tutti davano per scontato
    che la Juve vincesse lo scudetto,
    ma per me sono in corsa
    tre o quattro squadre e se lo
    dovrà sudare. Le inseguitrici
    sono partite tardi e non mollano
    la presa. La Roma ogni
    tanto inciampa e si rialza velocemente,
    l’Inter è partita tardi
    e ora ha cominciato a vincere,
    come vedete la coperta
    è corta, sia verso l’alto che verso
    il basso».
    Cosa chiede alla Samp?
    «Ho un progetto con il nostro
    allenatore Giampaolo, l’ho
    scelto perché lui è un professore
    di calcio, dicono che sia
    troppo integralista, ma a me
    va bene così, è un uomo intelligente
    e ha nel Dna la vittoria,
    come me. Il nostro progetto
    “Samp next generation”
    va avanti, vogliamo insegnare
    ai ragazzi a giocare a calcio
    e non a pallone. L’obiettivo è
    provare ad arrivare nella parte
    sinistra della classifica per
    quest’anno, perché nella prossima
    stagione dovranno avere
    paura di noi».
    Vuole prendere il Flaminio,
    perché?
    «Vi regalo una chicca. Vengo
    da un incontro con l’avvocato
    Di Rienzo del Codacons,
    a proposito dello stadio
    Flaminio ha fatto causa
    sia al Coni che al Comune di
    Roma. Abbiamo concordato
    che lo sport si deve praticare
    nei luoghi preposti e non nei
    tribunali. Abbiamo stabilito
    un incontro con l’assessore
    Frongia per capire come restituire
    il Flaminio ai romani.
    Deve essere la casa dello
    sport, vicino c’è l’Auditorium,
    sport e musica, un polo di entertainment
    dove i ragazzi la
    sera invece di andare a giocare
    alle macchinette vanno a vedere
    un concerto, una partita,
    un incontro di tennis».
    Che partita si aspetta domenica?
    «Una grande gara, la Roma
    questa volta viene a casa nostra,
    io penso che quando giochi
    in casa il 50 per cento delle
    partite le vincono i tifosi anche
    contro avversari più forti. Noi
    ce la giochiamo, non abbiamo
    nulla da perdere loro sì. Siamo
    arrabbiati ma anche soddisfatti
    perché vedere che la Roma
    in Coppa Italia ha messo tutti
    i titolari vuol dire che ci temeva
    molto. Quella è stata una
    partita decisa da episodi, ma
    a chi non piacerebbe ripetere
    il successo dello scorso anno
    anno e di due anni fa?»
    Avete risolto con Cassano
    «Abbiamo fatto felice il ragazzo
    ed esaudito i suoi desideri,
    ci ha chiesto di rescindere.
    Non è una questione di risparmio,
    lo abbiamo accontentato,
    è un grande campione e può
    essere ancora utile al calcio,
    ma alla Samp non faceva parte
    del progetto».
    Qual è il progetto?
    «Costruire una squadra di giovani
    italiani. I nostri osservatori
    girano l’Italia per scoprire
    i talenti di casa nostra. Abbiamo
    preso Capezzi, un bel
    centrale, ce lo ridanno a giugno,
    Palombo dalla Ternana,
    Rolando e molti altri ragazzi».
    La Samp è molto attiva sul
    mercato
    «Tutti dicono che vendiamo i
    calciatori, ma quest’anno ho
    solo acquistato e non venduto.
    Dobbiamo stare attenti a
    non distogliere il lettore, siamo
    andati sempre a migliorare,
    se ho venduto per uno,
    ho speso due. Bisogna sempre
    capire chi siamo e dove vogliamo
    andare. Dobbiamo attrezzarci
    per arrivare all’obiettivo
    di fare calcio e non giocare
    a pallone e dare sempre maggior
    qualità alla nostra squadra.
    Mi hanno preso per matto
    quando ho acquistato Muriel
    per 12 milioni, Correa per 10,
    ma quando abbiamo venduto
    abbiamo ricavato il doppio
    e abbiamo reinvestito. Abbiamo
    rifatto i campi nuovi, anche
    quello di Marassi, ho investito
    tanto sulle strutture, siamo
    stati i primi a far giocare la
    Primavera a casa, a Bogliasco,
    prima andava a 50 chilometri
    di distanza. Abbiamo dato una
    foresteria all’avanguardia per
    i giovani. Ringrazio il Credito
    sportivo che ci ha accompagnato
    in questo. In due anni
    tante cose le ho fatte. Mi piacerebbe
    regalare ai miei tifosi
    un titolo».
    La Samp all’andata ha perso
    con la Roma e il Napoli. Chi
    è più forte?
    «Sono due realtà importanti,
    con due allenatori forti, con
    caratteri diversi e con diverse
    impostazioni di gioco. Bisogna
    vedere chi ha più fame
    e chi sa fa meno pippe mentali.
    Lo scorso anno il Napoli
    poteva vincere lo scudetto, lo
    hanno perso loro».
    Si dice che Romei possa diventare
    presidente di Lega.
    «Rispondo a nome del mio
    amico Antonio Romei. Sono
    molto felice di averlo vicino, è
    una persona perbene, di spessore,
    tutti vorrebbero che facesse
    il presidente di Lega ma
    sta con me e me lo tengo stretto,
    stessero tranquilli, non accadrà.
    Magari potrebbe andare
    a fare il Presidente del Consiglio…
    ».
    Chi lo farà?
    «Non sto all’interno di questi
    giochi. Ancora non ci sono
    certezze, è presto, bisognerà
    vedere se tireranno fuori il coniglio
    giusto».
    Lotito è sempre molto influente?
    «Lotito è una persona molto
    intelligente, che si dà molto
    da fare per il nostro calcio. Lo
    stimo molto, è come il prezzemolo,
    secondo me dovrebbe
    pensare un po’ più a se stesso
    perché il lavoro che fa non gli
    viene riconosciuto».
    Lo stadio della Roma si fa?
    «Trovo questa cosa molto
    complicata, sta diventando
    una telenovela, un giorno dicono
    di sì e un giorno dicono
    di no. Le istituzioni devono
    prendersi le proprie responsabilità,
    posso capire che ci siano
    molti ostacoli. Nessuno riconosce
    il lavoro che fa il povero
    Baldissoni nel tenere in piedi
    questa commedia romana.
    Meno male che c’è lui che ancora
    riesce a rendere vivo questo
    progetto».
    Con Pallotta ha avuto un piccolo
    battibecco nella partita
    di andata
    «Credo che il signor Pallotta si
    sia arrabbiato perché nel suo
    slang molto da americano a
    Roma, in tribuna è venuto urlandomi
    sul viso e mi ha fatto
    una scenata di gelosia perché
    in un’intervista al vostro
    giornale avevo preferito Lotito
    a lui. Io penso che sia un
    uomo molto fortunato, senza
    invidia, perché ha trovato una
    grande dirigenza a Roma, ma
    ha perso un ottimo elemento
    come Sabatini, che per me è
    un fuoriclasse».
    Lei è soddisfatto dei suoi dirigenti?
    «Sono soddisfatto di aver preso
    Pradè tenendo Osti, vanno
    d’accordo per il bene della
    Samp. Io sono sempre presente
    ».
    Si dice che lei abbia il sogno
    di prendere un giorno
    la Roma
    «Tutti noi nella vita abbiamo
    il sogno nel cassetto, il mio è
    vincere con la Samp. E’ noto
    che sono nato nel quartiere
    dove è nata la Roma. Al cuore
    non si comanda. La Roma
    è dei romani».
    Domenica potrebbe allontanare
    la Roma dalla lotta per
    lo scudetto»
    «La guerra è guerra, in senso
    sportivo. Lo scudetto non dipende
    da questa partita, andiamo
    a giocarcela. Sarò molto
    felice di
    fare risultato».
    Andrà a salutare Totti, visto
    che potrebbe essere l’ultima
    volta che viene a Genova?
    «L’ultima è per chi muore,
    Totti, che io ho la fortuna di
    conoscere, è uno dei ragazzi
    più intelligenti del calcio italiano.
    Non credo che sia stato
    trattato bene, ma non è affare
    mio. Francesco è la Roma, la
    Roma non è Pallotta, la Roma
    è Totti e quando lo vedo lo bacio
    tutto».
    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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