Ferrara: tutta la città insorge Codacons lanciò l’ allarme, inascoltato, nel novembre 2013
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- Italia Oggi
Mirko Tacconi, partito da Ferrara alla volta di Firenze, destinazione Leopolda, ha fatto parte della delegazione ricevuta dal ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan. Dice: «Gli ho fatto presente che potevano esserci soluzioni alternative e meno onerose per noi risparmiatori, non ho ricevuto risposta, i giochi sembrano chiusi e il danno è enorme. Allora l’ ho salutato chiedendogli di dire a Renzi che le sofferenze che ora patiscono i risparmiatori le proverà anche il suo partito». Intanto oggi a Ferrara vi sarà un’ assemblea organizzata dal Codacons, l’ obiettivo è valutare in che modo cercare di riavere quanto è stato investito. Mentre sul fronte politico i 5stelle soffiano sul fuoco ma anche il sindaco Pd è sceso in guerra. Un terremoto sta sconvolgendo la paciosa Ferrara. In questa città (133mila abitanti) c’ era una banca, la Cassa di risparmio, diventata ora il buco nero dei risparmi di tanti. Era un’ istituzione. Tutti, o quasi, avevano il conto lì e tutti, o quasi, ne compravano azioni e obbligazioni per mettere al sicuro i propri denari. Ora la città si sente tradita e sta vivendo un incubo. In piazza un obbligazionista sbandiera un foglio di giornale del 2006, quando Moody’ s aggiornò, migliorandola, la valutazione a lungo termine della Carife innalzandola da BAA1 a A3. Un siffatto giudizio internazionale tranquillizzò gli investitori ma evidentemente anche i soloni con lauree eccellenti e megauffici a Manhattan sbagliano, se oggi quei titoli sono spazzatura. Nel gergo di Moody’ s quell’ A3 significa: «Qualità superiore alla media, rischio d’ insolvenza basso, ottime capacità di far fronte agli impegni di breve periodo». Invece dei supereconomisti di Moody’ s oggi ci sono a Ferrara gli avvocati del Codanons, alle 20.30 all’ hotel Carlton. È scritto nella convocazione: «Invitiamo tutti i risparmiatori traditi di Ferrara e provincia a partecipare a questa importante assemblea, durante la quale uno staff di legali esperti di banche illustrerà tutte le azioni risarcitorie che l’ associazione intende intraprendere per il rimborso integrale degli investimenti». Dice Bruno Barbieri, coordinatore Codacons Emilia-Romagna: «Avevamo già denunciato nel 2013 i rischi per i piccoli investitori, invitando Bankitalia e Consob ad attivarsi a loro tutela per evitare perdite economiche. La mancanza d’ interventi in tal senso legittima ancor di più la nostra associazione ad intervenire sul fronte civile, penale ed amministrativo a tutela dei singoli risparmiatori per ottenere il risarcimento integrale delle somme investite in azioni e obbligazioni subordinate di Carife». Infatti nell’ estate 2013 l’ associazione dei consumatori presentò due esposti a Bankitalia e Consob per chiedere d’ indagare sull’ aumento di capitale autorizzato nonostante la crisi già conclamata. Nessuno rispose alla richiesta. Perciò il Codacons vuole inserirsi in qualsiasi arbitrato o altra soluzione il governo intenda promuovere per i risarcimenti e a questo scopo ha chiesto di incontrare Matteo Renzi. Inoltre si è costituito parte offesa dinanzi la procura di Roma nell’ inchiesta aperta su Bankitalia e ha chiesto alla magistratura di estendere le indagini alla Consob. Codacons ha reso noto il contenuto di quell’ esposto, caduto nel vuoto, a Bankitalia e Consob. È datato 9 settembre 2013, quando forse si sarebbe potuto turare la falla senza arrivare alla deriva di questi giorni: «Nell’ aprile del 2011 il Cda della Cassa di Risparmio di Ferrara (Carife) ha varato un aumento di capitale per 150 milioni di euro, che ha portato alla relativa sottoscrizione di circa la metà dei vecchi soci e di 5.700 nuovi azionisti. per un totale di 150.220.329,00 euro, pari a 7.153.349,00 di nuove azioni ordinarie, al prezzo di 21 euro per azione… È fatto notorio che l’ istituto bancario versava, in realtà già a partire dal 2009, in una situazione economico-finanziaria oltremodo gravosa, tanto che venne sottoposto ad amministrazione straordinaria. Infatti nel 2010, come emerge dal prospetto informativo, le sofferenze della banca presentavano un’ incidenza pari al 11,97% del totale degli impieghi lordi, mentre le partite anomale lorde si attestano, in totale, al 20,85% degli impieghi lordi e il bilancio Carife per il 2010 chiudeva con una perdita netta di 61,6 milioni di euro. La crisi ha portato con sé la perdita di valore del relativo titolo azionario. Nel febbraio 2009 il titolo valeva 40,6 euro… per arrivare a 5,77 euro». La conclusione dell’ associazione dei consumatori è che «con questa crisi patrimoniale-finanziaria iniziata già nel 2009 avrebbero dovuto essere informati i piccoli risparmiatori invitati all’ acquisizione e che oggi si ritrovano a dover pagare il tentativo maldestro di un’ operazione di salvataggio bancario». Sul fronte politico tutti i partiti solidarizzano coi risparmiatori. Ma la politica aveva propri rappresentanti all’ interno della Cassa. Fuori dal coro i 5stelle: «Lo Sportello anticrisi del Movimento 5 Stelle apre in via straordinaria per occuparsi del caso Carife. Saranno raccolte le adesioni dei risparmiatori facendo da tramite per le iniziative di tutela promosse da Codacons e Federconsumatori». Ma in trincea c’ è anche il massimo esponente Pd, il sindaco. Tiziano Tagliani, per altro anch’ egli risparmiatore tradito, che dice: «Bankitalia è il vero e assoluto artefice di questo disastro imprenditoriale con le responsabilità delle pregresse gestioni in bonis. Un ente di controllo tardivo quando non controproducente, privo di trasparenza e di responsabilità verso gli attori sociali di questo territorio: imprese, famiglie e lavoratori». Un altro duro atto d’ accusa è quello firmato dai sindacati dei dipendenti della banca: Fiba, First-Cisl, Fisac Cgil, Ugl e Uilca: «I prospetti e i collocamenti erano validati da Consob e suggeriti da Bankitalia alle banche locali per migliorare i loro indici patrimoniali. Quando un cliente chiedeva ‘che rischio corro?’ gli si rispondeva ‘il rischio che la Cassa fallisca’. A quel punto era il cliente a tranquillizzarsi da solo: nessuna forzatura, nessuna menzogna allo sportello… Bankitalia dentro Carife ha scritto un romanzo kafkiano: la banca si è venuta a trovare in ‘vigilanza rafforzata’ dal 2009. Nel 2013, pochi mesi dopo aver completato un aumento di capitale da 150 milioni imposto, appunto, dalla ‘vigilanza rafforzata’, è stata commissariata. Non prima, dopo. I risparmiatori che avevano dato fiducia alla banca locale si sono visti tagliare il valore delle azioni al termine della gestione commissariale. Dall’ assemblea di fine luglio, che sanciva l’ ingresso del Fondo Interbancario, siamo arrivati al 22 novembre senza che il Fondo versasse un centesimo. Poi, timorosi delle reprimende europee, il governo e Bankitalia in tre precipitosi giorni hanno deciso che quei soldi ce li dovevano mettere Unicredit, Intesa e Ubi (ma si tratta di un anticipo) ed i clienti (qui si tratta di un esproprio). Risparmiatori gabbati, ma tanto si tratta di persone che non leggono i prospetti… Le accuse ai dipendenti sono una rappresentazione menzognera che nasconde i veri colpevoli e marchia d’ infamia lavoratori che già soffrono per i propri risparmi e per quelli dei loro clienti, e temono per il proprio futuro». Conclusione dei sindacati: «Nell’ immaginario collettivo siamo diventati tutti come il gatto e la volpe, come una specie di Vanna Marchi. Nel frattempo i banchieri delle cattive gestioni hanno tutto il tempo di nascondere i propri beni al sole, in modo che quando e se arriveranno le condanne della magistratura, i beni saranno tutti all’ ombra di qualche ‘trust’». La Cassa ha emesso obbligazione subordinate per 60 milioni di euro, di cui 50 presso la clientela retail, cioè i piccoli risparmiatori. Vi è una lista dei 187 clienti più esposti, con un patrimonio finanziario presso la banca inferiore a 100mila euro e una concentrazione di obbligazioni superiore al 50% delle somme investite. Si è costituita anche un’ associazione di dipendenti e azionisti, Azione Carife, che si scaglia contro Bankitalia: «Le dichiarazioni di Salvatore Rossi, vicedirettore generale della banca d’ Italia, suonano come una beffa per i risparmiatori…. Sostenere che Bankitalia aveva chiesto di arrivare a vietare la vendita di obbligazioni subordinate agli sportelli significa cercare di scaricare le colpe sulle amministrazioni delle banche e sulla Consob, ma è ben noto che nel 2006 e 2007 il potere della Banca d’ Italia: se veramente l’ allora governatore Draghi avesse voluto che le obbligazioni subordinate non fossero collocate ai risparmiatori retail, aveva gli strumenti, anche di moral suasion, per ottenere che ciò non fosse fatto».
carlo valentini
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