Fenati, la lezione da imparare senza quelle inutili scorciatoie
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fonte:
- Corriere Adriatico
State seguendo la vicenda che ha per protagonista Romano Fenati da Ascoli Piceno? Dovreste, anche se del motociclismo non vi importa nulla, non avete mai visto una gara e sapete giusto che esiste un supercampione chiamato Valentino, il cognome da un pezzo è superfluo. Dovreste perché è una storia che esorbita dai limiti della pista, dall’ ambito sportivo. Non è inutile ricapitolare i fatti, cercando di mettere qualche puntino sulle i. Tutto inizia domenica 9 settembre sul circuito del Mugello. Durante il Gran Premio di Moto2, Fenati entra in bagarre con un altro pilota, Manzi. Fenati ritiene gravemente scorrette alcune manovre del rivale (la direzione corsa riconoscerà le sue ragioni penalizzando Manzi al prossimo Gran Premio). All’ ascolano sale il sangue alla testa, decide di farsi subito giustizia da sé. In rettilineo affianca il rivale, allunga la mano e gli dà una pinzata: gli schiaccia il freno destro. A oltre 200 km/h. Una azione pericolosissima (anche per sé stesso). Un gesto indifendibile. Manzi sbanda ma rimane in piedi. Bandiera nera a Fenati, squalificato anche per le prossime due corse, fino al Gp del Giappone. Il fattaccio potete (ri)vederlo online. È a questo punto, nelle ore, nei giorni successivi, che la faccenda si fa interessante. Meglio, è a questo punto che accadono cose che ti fanno cascare le braccia. Ci sta che il team Marinelli Snipers licenzi Fenati. Ci sta perfino che la MV Agusta, marchio storico legato alle imprese di Agostini, rescinda il contratto stipulato col pilota per la prossima stagione. Ci sta che tutti o quasi ritengano la squalifica troppo lieve. Non ci sta proprio per niente la pletora di reazioni sopra le righe, come ci si riferisse al più letale dei gangster dalle mani grondanti innocente sangue. Reazioni equilibrate, per quanto (giustamente) severe, davvero poche. Perfino da parte dei colleghi piloti. Tutti notoriamente immacolati, tutti incapaci della minima scorrettezza? Eppure mi sembra di ricordare e calcioni e gomitate ed entratacce oltre ogni limite, ora a opera di questo, ora di quello e ora di quell’ altro. Gesti non poi così sportivi, né poco pericolosi. Ma magari ricordo male, e anche voi. Da segnalare in positivo il comportamento di Manzi. Nel dopogara pronuncia, cosa affatto comprensibile, parole di fuoco. Trascorso qualche giorno, aggiusta il tiro. «Sono disposto a metterci una pietra sopra, non lo ha fatto con cattiveria»: chapeau. Sui social, ovviamente, è un massacro. Insulti sanguinosi piovono sul reprobo, e minacce di morte, e anche i familiari ci vanno di mezzo. Davvero un peccato che tanta gente usi i più moderni strumenti di comunicazione per esprimere il peggio di sé. Confidando su un anonimato che, ormai dovrebbero averlo capito anche i sassi, è del tutto illusorio. Il carico da undici ce lo mette il Codacons. Denuncia Fenati per tentato omicidio. Roba che leggi la notizia, ti chiedi che senso abbia un’ iniziativa del genere, e per quanto ti sprema le meningi la risposta non la trovi. Questo l’ andazzo fino a l’ altro ieri. Quando «Fenati il criminale (o giù di lì)» diventa «Il nostro caro Romano che ha fatto una sciocchezza, diamogli un buffetto e chiudiamola qua». Esplicitando. La squalifica quella resta, non un Gran Premio di più. Carmelo Ezpeleta, il Grande Capo del motomondiale, auspica che Fenati trovi una moto che gli permetta di correre in Giappone. E per la stagione prossima, s’ intende. Per il Giappone non sembra così facile, ma Fenati nel 2019 la moto ce l’ avrà di sicuro: un desiderio di Grande Capo può non essere esaudito? Il fatto che nel frattempo la Federazione Italiana gli abbia revocato la licenza di correre non costituisce ostacolo. Il pilota dovrebbe essere inoltre testimonial di una campagna per sensibilizzare i motociclisti sul tema della sicurezza in pista: affinché la redenzione sia completa. Questa è la storia, e mi pare brutta davvero. E sentita molte e molte volte. Non mi piace il giustizialismo sfrenato della prima parte, non mi piace il finale grosso modo a tarallucci e vino. Spero almeno Fenati impari la lezione. Che in moto il talento non basta (lui di talento ne ha). Serve il cervello, e bene acceso, per vincere. E per non rischiare di combinar disastri. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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