FEDEZ: CODACONS SBUGIARDA IL RAPPER. ECCO COSA C’E’ SCRITTO NELL’ISTANZA CHE LUI NON E’ STATO IN GRADO DI CAPIRE
NESSUNA RICHIESTA DI SEQUESTRO DEI FONDI RACCOLTI DAL RAPPER, MA ATTIVITA’ DI VIGILANZA SU RACCOLTE POCO TRASPARENTI CHE DENNEGGIANO INIZIATIVE COME QUELLA DI FEDEZ
IL RAPPER AVREBBE DOVUTO RINGRAZIARCI, MA SUO ODIO PERSONALE VERSO CODACONS HA PREVALSO
Il Codacons, documenti alla mano, sbugiarda Fedez, e rende noto il contenuto dell’istanza inviata a diversi organi che ha fatto infuriare il rapper. Senza motivo. Se infatti l’influencer si fosse impegnato un po’ di più nella lettura dell’istanza, avrebbe scoperto che questa andava nella direzione di difendere la sua raccolta fondi a tutela dei lavoratori dello spettacolo, e di mettere all’angolo chi, invece, organizza iniziative di solidarietà poco trasparenti.
Si legge testualmente nell’istanza del Codacons:
“Quello della raccolta fondi, costituisce un importantissimo momento di solidarietà e collaborazione tra stati e tra persone, ma al tempo stesso, molte volte si è trasformato in un business e soprattutto non ha mai realizzato in pieno la finalità intrinseca della campagna di solidarietà. Ancora una volta il settore della solidarietà finisce con condotte che potrebbero rilevare come un’ipotesi di truffa aggravata.
La vicenda di Malika dimostra ancora una volta come nel settore regni l’anarchia: chiunque può chiedere soldi ai cittadini attraverso piattaforme come Gofundme, ma poi non c’è alcun controllo sulla reale destinazione dei soldi raccolti, e le stesse società che ospitano le campagne di solidarietà declinano qualsiasi responsabilità per eventuali usi non conformi dei fondi donati dai cittadini […]
le notizie circa un uso non corretto dei fondi donati per specifiche finalità costituisce un attentato sia al diritto alla solidarietà ma anche una violazione di norme civilistiche che tutelano le finalità del singolo donatore ed il suo diritto ad una corretta destinazione, prima e utilizzazione poi dei fondi. In campo privato e di raccolte private la violazione della fiducia verso la raccolta fondi è tale da poter irrimediabilmente incidere sul sistema di intervento e raccolta fondi tramite la solidarietà che sia tramite piattaforme pubbliche o private; anche l’episodio dubbio sulla destinazione dei fondi raccolti da Malika Chalny merita quei doverosi accertamenti e conseguentemente obblighi di trasparenza cui si è fatto richiamo”.
Nell’istanza, inoltre, non c’è alcun riferimento a richieste di sequestro dei fondi raccolti dal Fedez, come erroneamente denunciato dal rapper. Semplicemente nell’atto del Codacons si chiede testualmente di “procedere all’immediato sequestro di tutte le somme donate e destinate a finalità diverse”. Richiesta che lo stesso Fedez dovrebbe condividere, dal momento che si rende protagonista di numerose iniziative di solidarietà che si rivolgono direttamente ai cittadini.
Ci saremmo aspettati da Fedez un ringraziamento per quanto fatto a tutela delle raccolte fondi, ma evidentemente il suo odio personale verso il Codacons ha prevalso, portandolo a mentire spudoratamente sul contenuto del nostro atto – conclude l’associazione.
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