17 Aprile 2014

Fecondazione: Codacons deposita esposto in Procura su scambio embrioni

Fecondazione: Codacons deposita esposto in Procura su scambio embrioni

Roma, 17 apr. (Adnkronos Salute) – Il Codacons ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma sul caso dello scambio di embrioni all’ospedale Pertini di Roma. Ne dà notizia la stessa associazione che ha chiesto alla Procura di verificare se siano ravvisabili nei confronti della Regione e della Asl competente fatti penalmente rilevanti, come l’omissione di atti d’ufficio e la violazione della legge 40 in relazione all’autorizzazione agli interventi di procreazione assistita al ‘Sandro Pertini’ di Roma e ai dovuti controlli sulla struttura.
Nei confronti della struttura ospedaliera, inoltre, il Codacons ha chiesto di indagare alla luce delle possibili fattispecie di omissione di atti d’ufficio, interruzione di pubblico servizio e lesioni personali, in relazione alla malattia psico-fisica determinata a carico delle coppie coinvolte dal caso, allo stress seguito all’evento e alle possibili conseguenze permanenti.
“Le domande legittime che vengono da porsi sono svariate”, si legge nell’esposto: “Come può dirsi assicurata una adeguata assistenza alle 4 coppie che, con fiducia, si erano affidate alla struttura per riuscire a diventare genitori sottoponendosi a varie cure, di cui molte a carattere ormonale con sacrifici e terapie non proprio leggere? Ed ancora: come possono le 4 coppie non avere subito un notevole danno non solo psichico conseguentemente alla concreta possibilità di concepire dei bambini con un codice genetico diverso o alla perdita della possibilità di avere un figlio stante il grave episodio?”. Una tematica fondamentale da affrontare, aggiunge l’associazione, “è l’aspetto bioetico della vicenda per chiarire tutte le implicazioni che ruotano intorno all’embrione e alla sua figura giuridica e pertanto se, dal punto di vista del diritto, può già essere considerato una persona difesa dal codice penale. A tal proposito fondamentale è la legge 40 e il parere del Comitato nazionale per la bioetica per poter comprendere i possibili illeciti penali che potrebbero configurarsi nel caso”.

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