24 Marzo 2018

Fb: la Procura di Roma avvia un’ indagine

ROMA, – Lo scandalo “dataga te” arriva in Procura a Roma. I pm di piazzale Clodio hanno, infatti, aperto un fascicolo di indagine, al momento senza indagati o ipotesi di reato, dopo la presentazione da parte del Codacons di un esposto che ha come obiettivo quello di verificare l’ eventuale coinvolgimento di utenti italiani che hanno profili su Facebook nella vicenda che ha coinvolto anche il Ceo del social network, Mark Zuckerberg. L’ indagine è stata affidata dal procuratore capo, Giuseppe Pignatone all’ aggiunto, Angelo Antonio Raganelli, che ha la delega sui reati informatici e relativi alla privacy. Utilizzo dei dati sensibili e possibili interferenze anche in relazione alle scelte politiche: i pm della Procura sono chiamati a verificare se anche per l’ Italia ci siano state società, come nel caso di Cambridge Analytica, che abbiano attinto dallo sterminato bacino di utenti di Fb. Nell’ esposto del Codacons, che è stato depositato in altre 103 procure oltre che al Garante della Privacy, chiede alla magistratura di verificare possibili fattispecie previste dall’ Art. 167 del Codice della Privacy (Trattamento illecito di dati) e dall’ art. 169. (Misure di sicurezza). Il Codacons chiede «lo svolgimento dei necessari e rigo rosi accertamenti e verifiche in ordine alle presunte ripercussioni e conseguenze e coinvolgimento degli utenti italiani».Nell’ esposto dopo avere spiegato i risvolti amministrativi e penali che può avere una violazione della privacy, l’ associazione dei consumatori ha chiesto alle varie procure, «ciascuna per proprio ambito di competenza territoriale, di utilizzare ogni strumento investigativo consentito dalla legge e dal rito allo scopo di predisporre tutti i controlli necessari per accertare se anche sul territorio italiano possano essere stati commessi eventuali reati da Facebook oda società terze legate al social network». La decisione dei magistrati di piazzale Clodio di avviare accertamenti su una vicenda che sta avendo importanti ripercussioni anche sul titolo in borsa di Facebook, potrebbe portare ad una azione di massa da parte degli utenti del colosso web. Ad annunciarlo è la stessa associazione di consumatori affermando che pubblicherà sul «sito il modulo di costituzione di parte offesa, allo scopo di avviare una azione di massa e tutelare la posizione di oltre 30 milioni di italiani iscritti a Facebook».

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